Manfredi, vincere le elezioni era la cosa più semplice: le 7 sfide del nuovo sindaco di Napoli

gaetano manfrediDiventare sindaco di Napoli era la cosa più semplice. Gaetano Manfredi eletto a furor di popolo: un 63% di preferenze che, però, deve fare i conti con la marea di napoletani che non ha votato anche a causa della scarsa fiducia negli altri candidati: Maresca alleato con la Lega Nord, Bassolino rievocava troppi brutti ricordi, Alessandra Clemente ha pagato sicuramente un bilancio non positivo del doppio mandato di Luigi de Magistris, salvo il giudizio dei posteri.

L’ex rettore della Federico II quasi si è ritrovato in questo ruolo. Da ministro non ha mai condotto una battaglia meridionalista o già soltanto per la città di Napoli, tanto è vero che la discesa in campo è giunta solo quando il Governo Draghi gli ha promesso un fiume di denaro per sanare il bilancio del capoluogo partenopeo. Soldi che sarebbero arrivati lo stesso se avesse vinto un altro candidato sindaco? Guardando agli ultimi dieci anni la domanda è più che lecita.

Il primo compito di Manfredi: dare un vero Governo a Napoli

È più opportuno tuttavia lasciarci il passato alle spalle e soprattutto non ragionare sui “se”: Manfredi resta una persona seria che certamente metterà il massimo impegno a governare Napoli nel migliore dei modi. Se lo Stato centrale lo aiuterà, meglio per la città e per i napoletani. Non possiamo negare però che i problemi da affrontare saranno tantissimi, primo tra tutti riorganizzare e far partire la macchina amministrativa: a Palazzo San Giacomo, come ebbe a dire proprio Manfredi, c’è solo Palazzo San Giacomo. Bisogna adesso metterci gli impiegati a lavorare dentro, riempire le stanze, ideare piani, cominciare a vincere la sfida dell’efficienza.

Lavoro e trasporti

Il lavoro resta sempre la priorità: l’economia napoletana deve crescere, gli stipendi devono aumentare, l’economia deve circolare. Bisogna aiutare le imprese, i commercianti, favorire l’occupazione giovanile. Prima dell’emergenza Covid, Napoli ha avuto un enorme impulso turistico che però ha messo in luce anche grossi problemi: le strade non sono adatte a contenere grossi flussi di auto e bus, mentre i trasporti non sono degni di una capitale come Napoli. Per andare a lavorare si ha bisogno di corse e puntualità, altrimenti è necessario usare il mezzo proprio. Il turista deve essere messo nelle condizioni di raggiungere agevolmente ogni punto della città. Deve partire la Linea 6, mentre la Linea 1 deve chiudere l’anello con la stazione di Capodichino. Bisogna lavorare in sinergia con EAV (Regione Campania) per risolvere le questioni Cumana e Circumflegrea, magari rispolverando anche il progetto originario di unire le linee.

Il porto non deve essere un’entità a sé

Il porto, che al momento è quasi un corpo a sé, deve diventare parte integrante dell’economia cittadina. Assurdo che non sia ancora elettrificato. È necessario aumentare i collegamenti, accogliere più merci, vivere un vero e proprio rinascimento portuale partenopeo.

Ambiente e decoro urbano

Verde e decoro urbano, altra grande sfida. Napoli è pur sempre una capitale decaduta, il cui patrimonio artistico e monumentale è sterminato. Logico che, venendo meno il ruolo di capitale di uno Stato 160 anni fa, qualcosa sarebbe andata perduta con il passare del tempo. Oggi però bisogna pensare a come riportare la città ai tempi d’oro, investendo soldi in modo adeguato per avere un ritorno economico e creare un circolo virtuoso. Trasporti efficienti e mobilità sostenibile, se incentivati, avranno cadute positive anche sull’ambiente.

Restituire il mare ai napoletani

Assurdo, infine, che il mare a Napoli non sia una risorsa. I napoletani in estate non possono andare al mare; le coste di Bagnoli e San Giovanni a Teduccio sono inquinate ed inaccessibili, mentre il lungomare di Mergellina è cementificato ed asfaltato. Riportare la sabbia a via Parthenope e via Caracciolo forse è un’utopia, ma perché non cominciare a pensarci? Perché non quantificare l’investimento e valutare se vale la pena? Perché non pensare a modi alternativi di usufruire della risorsa marina?

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