Guerra e scenari futuri, telefonata di 40 minuti tra Draghi e Putin: cosa si sono detti

Nel pomeriggio di ieri si è tenuta una telefonata tra  il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il Presidente russo, Vladimir Putin, per discutere sull’andamento della guerra, le trattative di pace e il ruolo dell’Italia.

Telefonata tra Draghi e Putin su guerra e trattative di pace

Nel corso dell’incontro con i giornalisti della Stampa Estera, il presidente Draghi ha parlato dei temi principali della conversazione durata circa 40 minuti: “Siccome non ci sentivamo con Putin da prima dell’inizio della guerra ho chiarito il perché di questa telefonata. Gli ho detto ‘la chiamo perché voglio parlare di pace’. A questa punto espresso da me Putin ha acconsentito dicendo di voler parlare di pace”.

“Gli ho chiesto quando sia previsto un cessate il fuoco dicendo che la cosa più importante è dimostrare che questo desiderio di pace esiste attuando una tregua. Le condizioni non sono mature però è stato aperto il corridoio umanitario di Mariupol. Poi è seguita una lunga descrizione della situazione geo-strategica dell’Ucraina e quali potrebbero essere le condizioni per un accordo da parte del presidente Putin. Ho espresso la mia convinzione che per risolvere certi nodi cruciali fosse necessario un incontro con il presidente Zelenksy che lo sta chiedendo praticamente dall’inizio della guerra”.

“La sua risposta è stata che i tempi non sono ancora maturi, occorre che i negoziatori vadano avanti con le trattative. Uno dei punti che Putin ha trattato è che a suo avviso ci siano dei piccoli passi avanti nei negoziati e in effetti le posizioni delle due parti su vari argomenti si sono un po’avvicinate. Sono cauto su questo perché c’è ancora molto scetticismo”.

Ha proseguito, poi, elencando alcuni traguardi concreti raggiunti lo scorso 29 marzo: il ministro della difesa russo ha annunciato la riduzione radicale delle attività militari nella regione di Kiev, il ministro russo ha dichiarato che l’obiettivo principale resta quello di liberare il Donbass e, infine, la viceministra ucraina ha reso noto che è stata concordata l’apertura di tre corridoi umanitari.

“L’Intelligence americana conferma che ci sono stati movimenti di truppa coerenti con questi accordi ma anche che il lancio di missili è continuato. Tutti desideriamo vedere uno spiraglio di luce ma dobbiamo stare con i piedi per terra. Le sanzioni funzionano, alla pace si arriva se l’Ucraina si difende. C’è desiderio di andare avanti presto ma è anche presto per superare lo scetticismo” – ha sottolineato il Premier.

Quanto al ruolo dell’Italia, proposto come Paese garante della neutralità dell’Ucraina, ha ribadito: “In tutto questo ho riaffermato la disponibilità dell’Italia. La telefonata è terminata con l’intenzione di tenersi in contatto. Credo di aver notato un cambiamento in Putin, anche nei toni, ma sono molto cauto nell’interpretazione.  In una telefonata di 40 minuti è difficile capire”.

Quanto alle conseguenze relative al problema del pagamento in rubli ha chiarito: “Putin ha detto che i contratti esistenti rimangono in vigore. Le aziende europee continueranno a pagare in euro o in dollari. La spiegazione del come si fa a mantenere il pagamento in euro o dollari e nello stesso tempo soddisfare un’indicazione del pagamento in rubli è stata  molto lunga. Io ho ascoltato dicendo che i tecnici si sarebbero messi in contatto per capire come funziona. La conversione dal pagamento in euro o in dollari a rubli è un fatto interno alla federazione russa. Questo è quel che ho capito. Le analisi sono in corso per capire effettivamente cosa significa”.

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