L’orgoglio di Napoli insorge, la protesta contro lo show di Cruciani e le lobby: “Qui non si scherza”

Proteste contro lo show di Cruciani e le lobby


La manifestazione è stata assolutamente pacifica, ma la serata non è stata tranquilla. Tantissime persone hanno protestato, all’esterno del Palapartenope, contro La Zanzara Show di Cruciani e Parenzo, personaggi che creano buona parte dei propri successi di ascolto su una presunta ironia che non è altro che razzismo anti partenopeo.

Perché il Gruppo 24 ORE finanzia Cruciani?

Nel corso degli anni Giuseppe Cruciani si è reso protagonista di diverse dichiarazioni e prese di posizione dalla chiara matrice razzista contro i napoletani. Nonostante i contenuti – ad avviso di molti – chiaramente discriminatori ed offensivi, ha sempre avuto e continua ad avere l’appoggio del proprio editore (il Gruppo 24 ORE, per il 71% di proprietà di Confindustria) che elargisce a Cruciani circa 500mila euro l’anno di stipendio, stando a quanto dichiarato dallo stesso conduttore nei giorni scorsi, in trasmissione.

Gli interessi delle lobby sul centro storico di Napoli

Ieri sera, all’esterno del teatro di Fuorigrotta, i manifestanti capitanati dall’attivista Gigi Lista si sono riuniti per denunciare quelle che – secondo loro – sono le ragioni della particolare linea editoriale de La Zanzara: costruire un’immagine dei napoletani che possa giustificare e liquidare eventuali contestazioni nei confronti dei disegni speculativi lobbistici in città. Napoli, hanno ricordato gli astanti, è una delle poche capitali d’Europea il cui centro storico è ancora abitato dagli autoctoni, che sarebbero di disturbo relativamente al progetto di trasformare l’antica Neapolis in un grande parco giochi che generi profitti per i soliti noti.

Da questo punto di vista, Cruciani è solo la punta di un iceberg che sotto il livello del mare nasconde interessi economici notevoli. La battaglia riguarda, in primis, la questione Bagnoli e quella che sembra l’intenzione di cacciare i piccoli imprenditori del turismo, napoletani, dal centro storico per fare spazio alle grandi multinazionali che hanno già distrutto l’identità di città come Venezia, Firenze, Roma, Milano.


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