Palomba, il sindaco di Torre del Greco a fine mandato: “Non siamo stati perfetti, ma Torre del Greco è migliorata”

Giovanni Palomba, sindaco uscente di Torre del Greco, ai nostri microfoni per un bilancio di fine mandato


E’ all’ultima settimana di lavoro come sindaco a Palazzo Baronale, Giovanni Palomba, che arriva a fine mandato ancora saldamente in carica come poche volte accaduto durante la storia di Torre del Greco. Con il ballottaggio del 28 e 29 maggio, la fascia tricolore passerà sulle spalle di chi riceverà più voti tra Ciro Borriello e Luigi Mennella.

Il bilancio di fine mandato di Giovanni Palomba: critiche e sfiducie, ma anche tanti progetti avviati

Cosa farà Palomba lunedì mattina, quando non sarà più il primo cittadino della città corallina ? “Io sono un commerciante. L’ho sempre fatto anche durante i miei mandati politici. Dedicando più o meno tempo a questo lavoro, ma non l’ho mai abbandonato e quindi tornerò a farlo“.

Guarda la pergamena nella sua stanza di Palazzo Baronale e ricorda con orgoglio di essere soltanto il quarto sindaco a terminare il mandato di cinque anni, fin da quando nel periodo prebellico governava il podestà, anno 1937. “Ritengo che sia l’elemento fondamentale di un’amministrazione. E noi ci siamo riusciti, con tutte le difficoltà“. Tra queste ultime certamente il Covid, ma anche un quinquennio che comincia “non sotto una buona stella“, per usare le parole dello stesso Palomba: riferimento al fatto che nelle ore in cui si contavano i voti che lo vedevano vincente al ballottaggio contro Luigi Mele nel 2018, sui social e nelle TV scorrevano le immagini delle preferenze comprate fuori alle scuole torresi. “Ma chi ha sbagliato adesso sta pagando“, sottolinea Palomba.

Mi chiamavano sindaci di altre città per chiedere come facessi a superare le crisi di maggioranza: se sei lineare nel lavoro, vai avanti. Se ti mandano a casa, allora vai a casa.

Diverse crisi di maggioranza e mozioni di sfiducia superate con l’ausilio di politici eletti in altre compagini, poi migrati a fargli da stampella: “Mi chiamavano sindaci da altre città per chiedermi come facessi a superare i problemi della mia maggioranza” – racconta Palomba – “e ai miei colleghi dicevo la stessa cosa che oggi dico al mio successore: se non hai nulla da dividere con nessuno, consiglieri, assessori… se sei stato lineare nel tuo lavoro vai avanti senza problemi. Se ti mandano a casa? E allora vai a casa“. Parole che rimarcano un mandato che, secondo Palomba, è stato portato a termine senza dover scendere a compromessi.

“Non siamo stati perfetti, ma la città in cinque anni è migliorata”

Cinque anni da equilibrista, tra innumerevoli critiche e sfiducie, che però lo vedono consegnare la città direttamente tra le mani di uno tra Borriello e Palomba, tra non più di sette giorni. “Sicuramente non siamo stati perfetti“, ammette. Ma risponde alle voci contro snocciolando quanto di buono sia uscito dalla sua stanza dei bottoni: “Voglio ricordare cos’era Torre del Greco nel 2018? Le isole ecologiche, non sarebbero mai dovute esistere. Una ditta che non lavorava. Penso che la città sia migliorata in cinque anni“.

E poi i “semi” gettati dei quali probabilmente i successori raccoglieranno i frutti: “Noi abbiamo partecipato ai fondi regionali PICS (Programmi Integrati Città Sostenibile) per lavori già finanziati tra cui l’asilo nido. E il PNRR del quale abbiamo intercettato oltre 45 milioni di euro per la riqualificazione delle palazzine a S. Antonio e dei lavori in litoranea. Ma anche il bando per la la costruzione della piscina e del palazzetto dello sport in zona Leopardi, dove cinque anni fa si parlava solo di rifiuti. E ancora, il progetto per il nuovo braccio del porto“. Stando alle parole di Palomba, il testimone che lunedì passerà al futuro sindaco, quota circa 65 milioni di euro.

Girano tante voci sul mio appoggio all’uno o l’altro candidato ma sono categorico: io non appoggio nessuno“. Scarta in maniera assoluta anche l’eventualità di qualsiasi tipo di incarico nella prossima amministrazione: “Certamente guarderò il lavoro del mio successore. Non lascio la politica perché è una mia passione“. Una passione che lo vede legato alla storica Democrazia Cristiana: “Ma allora era un’altra politica” – dice Palomba con nostalgia – “la politica della partecipazione. Potevi “parlare” solo dopo aver “ascoltato” per anni. Oggi con i social ognuno si sveglia e può dire quello che vuole, le persone si sentono chissà chi”.


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