La Real Casa dell’Annunziata e la ruota degli orfanelli

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Real Casa dell’Annunziata

Il complesso originale comprendeva una chiesa, un ospedale, un convento, un orfanotrofio e un ritrovo per le ragazze senza dote. La Real Casa dell’Annunziata di Napoli, situata ancora oggi nel quartiere di Forcella,  fu costruita nel 1304 per volere di Nicolò e Jacopo Scondito, due nobiluomini napoletani che dedicarono l’opera all’Annunciazione della Vergine. La regina Sancia di Majorca, moglie di Roberto d’Angiò, volendo ampliare la costruzione aggiungendovi la chiesa e l’ospedale, ottenne dai fratelli il diritto di patronato sull’intero complesso. Il passaggio di proprietà fu ratificato nel 1343 dal cardinale Giovanni III Orsini, arcivescovo di Napoli.

Dopo poco la sovrana decise di far costruire, in un foro praticato sulla parete esterna dell’ospedale, una ruota in legno e girevole, conosciuta come “rota dei gittatelli”, che serviva per accogliere i neonati che solitamente erano abbandonati, nella notte, dai propri familiari. Alcuni di loro venivano abbandonati con un sacchettino al collo con dentro un santino, un rosario, una medaglietta o un bigliettino con annotati i veri dati anagrafici. Una volta all’interno della struttura venivano lavati e battezzati. Da quel momento in poi diventavano i cosiddetti “esposti”, da qui il cognome Esposito molto diffuso a Napoli, ed entravano a far parte dell’orfanotrofio della Real Casa dell’Annunziata. Ancora oggi è possibile visionare i registi dell’Archivio degli Esposti, contenenti le date e gli orari di arrivo, l’età, i lineamenti e i pochi oggetti con cui erano stati lasciati, grazie ai quali si può ricostruire la storia di migliaia di bambini partenopei. Il marchingegno fu abolito nel 1875.

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Ruota

Se da una parte la ruota fu una delle costruzioni più importanti di questo complesso, dall’altra la chiesa continuava ad attrarre sempre più fedeli. La struttura fu ingrandita ulteriormente nel 1433 per volontà di Giovanna II. Purtroppo la chiesa originaria fu distrutta da un incendio nel 1757, ma grazie alle offerte di re Carlo III e dei nobili locali fu affidato all’architetto Luigi Vanvitelli l’incarico di progettare e costruire un nuovo complesso religioso che fu realizzato nell’arco di vent’anni. La chiesa diventò particolarmente conosciuta in questi secoli grazie alla festa dei “Carnevaletti”, a metà tra il sacro e il profano, che consisteva in un dialogo divertente tra un peccatore e il proprio confessore. Gennaro Capone, cronista napoletano dell’Ottocento, la descrive così: “per quell’allegra via dell’Annunziata è un gaio rimescolio di giovinette, di ragazzi, di vecchi, che corrono in chiesa a prendere i primi posti […] i bambini e le donnicciuole si sgangherano dalle risa ai motti, alle buffonerie del penitente, che viene ogni tanto ripreso, ammonito con predicozzo da quell’altro che sta più su dirimpetto”.

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Cappella Carafa (Foto di Peppe Guida)

Oggi si possono ammirare solo tre ambienti cinquecenteschi: la cappella dei Carafa, la cappella del Tesoro e la Sagrestia. La prima è quella maggiormente degna di nota. È a pianta circolare e il pavimento e le pareti sono rivestiti in marmi intarsiati agli inizi del Seicento. L’altare e i sepolcri con i due mezzi busti sono opere di Iacopo Lazzari e Giovan Antonio Galluccio. Le tombe sono, a sinistra, di Antonio Carafa, a destra, di Beatrice Colonna.

Fonti: Franca Della Ratta, “L’Annunziata”, Napoli, Guida, 2010

Nanà Corsicato, “Santuari, luoghi di culto, religiosità popolare”, Napoli, Liguori Editore, 2006

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