‘A pasta ammescata o meschiafrancesco: quando si vendeva sfusa nei cuoppi

La pasta mista (in napoletano “ammescata” o “meschiafrancesco” ) ha origine nella tradizione partenopea del recupero, quando le donne piano piano formavano un nuovo pacco di pasta usando gli avanzi degli altri rimasti, magari perchè non bastavano per tutta la famiglia. La fame e la carestia, dovuta, soprattutto alle due guerre, avevano insegnato alle donne che nulla doveva essere sprecato.

Oltre agli avanzi di vari tipi di pasta, si utilizzavano anche le “schegge” degli ziti spezzati a mano e le cosiddette “curve” della pasta lunga. Ricordiamo che un tempo la pasta lunga veniva messa a cavallo di bastoni e lasciata essiccare all’aria aperta.

La pasta lunga, spaghetti, vermicelli, ziti, bucatini, ecc. veniva venduta nella forma ad “U” avvolti in una carta azzurrina. Una particolare tonalità di azzurro definita appunto color “carta di maccheroni”. I pacchi grossi di pasta venivano venduti ai grossi rivenditori, mentre ai salumieri ad esempio veniva venduta sfusa.

I vari frammenti di pasta rotta, che si accumulavano sugli scaffali, costituivano ‘a menuzzaglia (minutaglia), venduta a prezzo ridotto in “cuoppi”, il foglio di carta avvolto a forma di cono.

A fondo degli scaffali e cassetti di legno ove erano custoditi i grossi pacchi di pasta in vendita, si accumulavano frammenti di pasta rotta di vario tipo. Tali rimasugli di pasta, tutti insieme, costituivano ‘a menuzzàglia (minutaglia).

Nelle famiglie napoletane questi “avanzi” di pasta venivano e vengono tuttora impiegati per la preparazione delle minestre: pasta e fasule (fagioli); pasta e patane (patate); pasta e pesielle (piselli); pasta e cìcere (ceci); pasta e rruoccole (broccoli); pasta e cucuzzielli (zucchine); pasta e cucozza (zucca), ecc..

Oggi la pasta mista viene venduta in pacchi appositi nei supermercati, ma la consuetudine delle famiglie napoletane di preparare le minestre con la pasta mista rimane.
Pasta venduta sfusa

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