Boss pericoloso esce dal carcare, la passione per lo studio lo salva

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Se siete convinti che l’Università non serva a niente e che la laurea sia solo un “pezzo di carta”, adesso, potreste ricredervi. E’ il caso di Paolo Saverio de Stefano, capo famiglia e reggente di uno dei clan della ‘ndrangheta più pericolosi e violenti di Reggio Calabria. L’uomo, arrestato nel 2009 dopo quattro anni di latitanza, è uscito dal carcere ieri con due anni di anticipo grazie a uno sconto di pena conferito per “meriti universitari”.

Secondo quanto riferito da Strill.it il boss, considerato al tempo uno dei trenta latitanti più pericolosi al mondo, ha deciso di occupare il tempo della sua reclusione al carcere duro, sotto il regime del 41bis, agli studi universitari. Si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e adesso può vantare un libretto invidiabile anche dagli studenti più diligenti: in pochi anni ha collezionato quattordici esami ottenendo una media di trenta e trenta e lode. Una carriera universitaria che ha garantito al boss di 39 anni lo sconto della pena previsto dalla legge sulla base della “rieducazione del reo”.

Non possiamo sapere se l’uomo che ha terrorizzato la Calabria, che ha richiesto anni per essere catturato e consegnato alla legge, il cui arresto è stato accolto con congratulazioni e sollievo da Piero Grasso, allora procuratore nazionale antimafia, possa effettivamente essere diventato una persona migliore studiando legge o se sia stato solo il modo più semplice per evitare la giustizia. Quello che è certo è che in questo caso si può pensare che “il crimine non paga, ma lo studio si”.

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