BorboneVsSavoia/NapoliVsTorino: il San Paolo pronto per le bandiere Duosiciliane

Bandiera Borbonica

Per molti tifosi non sarà semplicemente una partita di calcio: Napoli-Torino, in programma il prossimo 6 gennaio allo stadio San Paolo, rievoca la storia, la dinastia borbonica fatta saltare per aria da Garibaldi con l’appoggio dei Savoia e della Gran Bretagna. L’unità d’Italia partita dal Piemonte, che sfruttò la debolezza politica del Regno delle Due Sicilie di quegli anni, avversa ancora a molti meridionali e napoletani. Intellettuali e cittadini comuni si dividono tra chi ricordando i fasti di un tempo ormai andato vorrebbero una città e un Sud autonomo e tra quelli che ostinatamente vogliono ricordare la storia di una ex capitale d’Europa.

E per farlo si ricorre ad ogni mezzo: articoli di giornale, foto sui social e bandiere Duosiciliane con il simbolo borbonico pronte a sventolare per gli stadi d’Italia. Quest’ultima operazione è divenuta, però, piuttosto complessa: già in passato un flash mob organizzato dalle associazioni meridionaliste fu ostacolato con diversi sequestri al di fuori dell’impianto di Fuorigrotta.

Esiste un regolamento che vieta all’interno degli stadi italiani l’esposizione di questo e di tanti altri simboli che inneggiano a Paesi diversi da quello ospitante, se non preventivamente autorizzata dalla Digos allertata dalla società. Sta di fatto che il vessillo borbonico è cucito addosso alle pelle dei napoletani, la storia non si cancella e l’orgoglio di un passato indimenticabie diviene motivo di scontro intellettuale, chiaramente esposto in questa questione.

L’appello di sventolare la bandiera borbonica, in occasione dell’Epifania, arriva dal cantante Povia, che da mesi si sta concentrando sulla questione “revisionismo storico“, lanciando una sfida ai napoletani: portare le bandiere e immortalare eventuali sequestri da parte degli organi di polizia.

L’idea sta riscuotendo un certo successo sui social, ma solo il 6 gennaio scopriremo se e quanti napoletani si muniranno di quello storico quanto pesante vessillo, fardello di un’Italia che a partire dai libri di storia per bambini vorrebbe cancellare dalla memoria.

 

 

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