Non solo Sorbillo: altri commercianti vittime dei clan (ma dimenticati)

Napoli – La bomba che ha distrutto parte della pizzeria Sorbillo la scorsa notte ha risvegliato i napoletani sulla criminalità e sul bisogno di legalità. Si tratta, certo, di un caso eclatante principalmente vista la fama internazionale della pizzeria e del pizzaiolo Gino Sorbillo, sempre attivo sul territorio. Tuttavia non si tratta del primo caso del genere, anzi, solo agli inizi del 2019 altri due esercizi commerciali, meno noti di Sorbillo, hanno subito trattamenti simili.

Il 2 gennaio Biagio D’Antonio, giovane padre di famiglia, è andato ad aprire il suo locale in via Vicaria Vecchia, nel cuore di Forcella, ma ha trovato una bruttissima sorpresa: il portone d’ingresso presentava fori di proiettile ovunque. Qualcuno, nel cuore della notte, ha crivellato di colpi la porta, forse per intimidazione.

Lo stesso trattamento è stato riservato il 6 gennaio, solo quattro giorni dopo, al ristorante “TERRA MIA – Centro Storico” di Marioitalia Granieri, a Carminiello a Mannesi, solo venti metri distante dall’esercizio di Biagio. Mario Aveva ricevuto minacce nei giorni precedenti, ma ha continuato ad andare avanti con la sua pizzeria denunciando tutto alle autorità. Storie che stanno emergendo da alcuni post sui social, come quello di Luciana Latte o di Paola Filardi.

Mario era presente anche oggi alla manifestazione fuori la pizzeria Sorbillo ed anche in questo contesto ha voluto dar voce alla sua battaglia. Storie del genere dovevano scatenare l’indignazione generale senza bisogno che la vittima fosse un nome illustre. I commercianti ed i ristoratori del Centro Storico convivono sempre con questa costante violenza senza sfilate, manifestazioni e parole da parte dei rappresentanti delle autorità.

Ben venga la mobilitazione che si sta avendo negli ultimi giorni per Sorbillo, ma non deve rimanere ancorata solo ai grandi nomi, così come avvenne anche per Poppella pochi anni fa. Questo deve essere un simbolo, un pretesto per aprire gli occhi, per ricordare che a Napoli c’è ancora la camorra, a Napoli si piazzano ancora bombe, si chiede ancora il pizzo e si spara ancora a vetrine e portoni, che a Napoli ci sono tante persone che, senza il clamore di un nome famoso, lottano in silenzio, abbandonate ed ignorate da una città intera.

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