Funerali carabiniere, vescovo: “Lottava per un mondo migliore, imparate da lui”

Oggi, 29 luglio alle ore 12:00 ha avuto inizio nella chiesa di Santa Croce di Somma Vesuviana (NA) la celebrazione del funerale del carabiniere ucciso a Roma, Mario Cerciello Rega, ove l’omelia è stata proferita dall’arcivescovo Santo Marcianò. La chiesa è la stessa dove Rega, un mese e mezzo fa, il 13 giugno, aveva sposato la fidanzata Rosa Maria, che oggi ha dovuto dire addio al suo amato. Sulla bara, foto del matrimonio e una maglia del Napoli, di cui Mario era appassionato e tifoso.

L’omelia è stata recitata dall’arcivescovo Santo Marcianò, Ordinario militare per l’Italia. Esordisce con le parole che tutti si sono ripetuti in questi giorni, dopo aver appreso della tragica fine di Mario, “Troppo presto se ne è andato da questa terra”. “Sconvolti i suoi colleghi, per la morte di un carabiniere che ha messo sempre passione e dedizione superiore ad ogni regolamento scritto” prosegue Monsignor Marcianò, “Come mai un giovane meraviglioso, che non ha mai cercato lo sballo ha dovuto provare tutto questo? Mario ha potuto servire la vita fino alla fine. Ha potuto rappresentare l’Italia intera. I suoi colleghi riferiscono di come incarnasse a perfezione la missione del carabiniere, con competenza e destrezza ma anche con una dedizione e una cura della persona superiori a ogni regolamento scritto“.

Era capace di vegliare una notte intera in ospedale, accanto a una madre vedova e alla figlia, o di provvedere ai pasti e alla dignità dei criminali arrestati. Il suo sorriso ha occupato in questi giorni le prime pagine dei giornali, testimonianza di una non comune capacità di donare amore, amicizia, gioia. Era la sua vita, perciò ha potuto servire la vita fino alla fine, offrendo una lezione indimenticabile che lascia senza parole e ha fermato l’Italia, con una partecipazione di popolo poche volte registrata”.

La chiesa è avvolta in un silenzio composto e solenne. Più di mille persone stamattina, sin dalle ore 10:00, si sono recate alle porte della chiesa Santa Croce di Somma Vesuviana per porgere un ultimo saluto commosso al carabiniere. “Mario è stato luce nel mondo, mai rassegnato. Lottava per un mondo migliore, per gli altri” dice il vescovo “quanto è accaduto è ingiusto”, e “ci spinge, oggi, a levare un grido che si unisce alla tante e diverse voci che in questi giorni hanno formato un unico coro, testimoniando la straordinarietà dell’uomo e del carabiniere Mario, ma anche chiedendo giustizia e che eventi come questo non accadano più. Basta! Basta piangere servitori dello Stato, figli di una Nazione che sembra aver smarrito quei valori per i quali essi arrivano a immolare la vita”.

Così l’Ordinario militare mons. Santo Marcianò traccia un disegno del giovane carabiniere. “Mario ha servito persino la vita dei criminali, anche di colui che lo ha accoltellato e che, certamente, egli avrebbe voluto difendere dal dramma terribile della droga che disumanizza e rende vittime dei mercanti di morte, soprattutto i giovani”.

Si avvia alla conclusione l’omelia, con un grido di riscatto e speranza “Risorga il senso della giustizia, della legalità, del dovere e della fraternità, a partire dagli uomini delle istituzioni, chiamati a riscoprire l’alto senso etico della propria responsabilità, rifuggendo politiche di interessi, conflitti e corruzione, e perseguendo le autentiche priorità del proprio impegno. Non è nostro compito dire se servano leggi più rigide o soltanto leggi più giuste, ma una cosa osiamo chiedervela: Metteteci il cuore!”.

E si rivolge in ultimo anche a coloro che sono intervenuti alla funzione, alle alte cariche nazionali, regionali  e comunali, ai colleghi carabinieri e alle intere forze dell’ordine: “Siate anche voi, responsabili della cosa pubblica, della vita degli altri il senso della vostra vita, consapevoli che quanto operate o non operate è rivolto a uomini concreti: a cittadini e stranieri, a uomini e donne delle Forze Armate e Forze dell’Ordine, ai quali non possiamo non rinnovare il grazie e l’incoraggiamento della Chiesa e della gente”. L’omelia si conclude quasi con un gridoE se voi e tutti noi sapremo meglio imparare, da uomini come Mario, il senso dello Stato e del bene comune, l’Italia risorgerà”.

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