Rigopiano, indagini archiviate. Il padre di Stefano: “Preso in giro dalla giustizia”

Pescara – Il 18 gennaio del 2017 una serie di valanghe e di scosse rasero al suolo l’Hotel Rigopiano, un resort di Farindola, in provincia di Pescara. 29 persone persero la vita fra ospiti ed impiegati, mentre ai superstiti, oltre allo strazio del lutto, toccò aspettare giorni sotto le macerie e metri di neve, vicino ai cadaveri dei loro cari, per essere salvati. Calamità naturale? Una sfortunata tragedia? Non sembrava dalle indagini.

Il tragitto per arrivare all’albergo doveva essere chiuso a causa dell’allerta neve visto che il resort rischiava di rimanere isolato, cosa che effettivamente successe. Eppure tutti gli ospiti arrivarono al resort nel silenzio generale. Come se non bastasse, nel giorno della tragedia, dalla mattina presto sarebbero arrivate segnalazioni e richieste di aiuto in prefettura ed alla protezione civile. Eppure, ufficialmente, le autorità “scoprirono” il crollo solo nel tardo pomeriggio, attivando tardi la macchina dei soccorsi.

Ci vollero giorni anche solo per arrivare a Rigopiano, visto che, inspiegabilmente, non vennero inclusi elicotteri nelle operazioni. Quante vite si sarebbero salvate se i soccorsi fossero arrivati prima? Questo non è dato saperlo. Quel che sembrerebbe certo è che, oltre al disastro naturale, sarebbe stato un disastro organizzativo a condannare 29 persone. Infatti, le indagini successive si concentrarono sul trovare i colpevoli, capirne le responsabilità e dare giustizia alle vittime. Giustizia che, a quanto pare, non arriverà mai.

Il gip del tribunale di Pescara Nicola Colantonio ha, infatti, disposto l’archiviazione per 22 indagati nell’inchiesta madre sul disastro di Rigopiano. “Le risultanze investigative non permettono di sostenere l’accusa in giudizio” si legge nel dispositivo. Archiviazione quindi per gli ex governatori della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi.

Escono dal processo anche gli assessori che si sono succeduti alla Protezione civile, Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Mahmoud Srour, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca e, tra gli altri, l’ex sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli e l’ex vice presidente della Regione Enrico Paolini. A chiedere l’archiviazione erano stati il procuratore capo Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia. Alla richiesta si erano opposti i legali di alcuni familiari delle vittime.

Restano imputati politici minori della zona, il proprietario dell’hotel e l’ex prefetto di Pescara, ma su di lui sussistono solo ipotesi di reato ed è plausibile che presto sarà archiviata anche la sua querelle.

Stefano Feniello
La magistratura avrà fatto sicuramente il suo dovere, il gip avrà avuto le sue ragioni per stracciare senza problemi un’indagine su 29 morti. Nel silenzio della giustizia, non resta che dar voce a parole di dolore: quelle che ha lasciato su Facebook Alessio Feniello, padre di Stefano, giovane napoletano ucciso a Rigopiano dalla neve e dalla burocrazia mentre si godeva una vacanza con la fidanzata che avrebbe voluto sposare a breve.
“Comincio a pensare che alla fine la colpa sarà di chi stava in hotel, di chi lavorava a Rigopiano e di chi c’è andato in vacanza. Ho appena saputo che il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione nei confronti di tutti i funzionari della regione, della Acquaviva, e anche dei tre personaggi che ci hanno fatto credere che Stefano era vivo, uccidendolo due volte. Questa archiviazione è un colpo che fa molto male, mi sento preso in giro dalla giustizia. Se non fosse per la promessa che ho fatto a mio figlio, avrei già lasciato tutto”.

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