De Magistris a Non è l’Arena attacca De Luca: “Ha dato l’esempio di come si salta la fila”

de magistris non è l'arenaIl sindaco di Napoli Luigi De Magistris, candidatosi anche governatore in Calabria, ieri è stato ospite nella trasmissione “Non è l’Arena”, la trasmissione in onda la domenica sera su La7 condotta da Massimo Giletti. Sul tema dei furbetti del vaccino, de Magistris non ha perso occasione per attaccare ancora una volta il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, da tempo suo rivale in politica.

Ha dato l’esempio di come si salta la fila – afferma il primo cittadino di Napoli durante la puntata – Lui se l’è fatta per prima, ha fatto Pfizer, perché aveva timore di prendere il Covid. Poi ha spiegato dicendo che voleva dare l’esempio, ma per me l’esempio lo hanno dato Mattarella, lo ha dato il Papa e lo danno quei sindaci che permettono che gli altri facciano i vaccini. Io incontro decine e centinaia di persone al giorno, quando arriverà il mio turno mi farò il vaccino e darò l’esempio in questo modo. Io così la penso”, conclude de Magistris, facendo riferimento alle centinaia di sindaci che aspettano il loro turno, in una situazione in cui l’Italia è ancora molto in ritardo sul piano vaccinale.

Vincenzo De Luca, il giorno in cui si vaccinò, si giustificò, sapendo di aver saltato la fila e di conseguenza di poter scatenare numerose polemiche per questo gesto, tramite un video pubblicato su Facebook, dicendo:I cittadini campani hanno il presidente che ha fatto da cavia. Per la prima somministrazione, tranne un po’ di stordimento e un minimo di fastidio, non mi è successo niente. Se volete essere tranquilli, aspettate la seconda iniezione e, se dovessi andarmene dal creatore, ovviamente avrete un motivo per essere prudenti e magari scegliete un altro vaccino. Se io, come ardentemente spero, rimarrò in questa valle di lacrime a calpestare prati fioriti, allora potete farvi tranquillamente il vaccino”.

Poi, nella conferenza stampa di venerdì è tornato sull’argomento, affermando che “Il 27 dicembre c’erano poche dosi di vaccino. Il clima non è quello di oggi, cioè la corsa al vaccino, ma era tutto il contrario. La gente aveva paura di vaccinarsi, eravamo nel piano di una campagna no vax. Sui social c’era chi diceva che il pfizer poteva determinare mutazioni genetiche, c’erano sui social comitati che sfidavano esponenti politici a farsi loro i vaccini, visto che erano pericolosi. Ebbene in quella situazione il problema non era chi prima e chi dopo ma sconfiggere la campagna dei no vax e dare fiducia ai cittadini”.

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