Napoli, i lavoratori del wedding e dei luna park in piazza: “Basta ristori, vogliamo riaprire”

Wedding protesta Napoli
Flash mob wedding in piazza Plebiscito. Foto di Gennaro Osta

E’ una Napoli in protesta quella che si è riversata stamattina in piazza Plebiscito, dai No Dad ai rider, dai lavoratori dei luna park a coloro che operano nel wedding, tutti estenuati dalla crisi pandemica che dura ormai da un anno. Ma la voce che ne esce fuori è unica: basta con i ristori, vogliamo riprendere a lavorare. Nel pomeriggio una delegazione è stata ricevuta in Prefettura: ai rappresentanti presenti le autorità hanno comunicato che parrucchieri e barbieri potranno riaprire dopo Pasqua, mentre per il wedding e gli operatori dei luna park si vedrà tra aprile e maggio in base ai dati del contagio.

Soffriamo perdite clamorose” – esordisce Ciro Florio, presidente di Casartigiani Truccatori – “Quello che proponiamo è l’applicazione di un protocollo sanitario per sbloccare il settore del wedding planner, a cominciare dai tamponi. Registriamo perfino un calo delle nascite pari al trenta per cento a causa dei matrimoni non celebrati. Come truccatori poi siamo ancora più penalizzati, perché siamo stati scissi dal settore dell’estetica nei corsi di formazione regionale, e quindi non abbiamo potuto percepire ristori“.

Tra i settori più penalizzati dalla crisi c’è senza dubbio quello della ristorazione, legato a doppio filo col mondo del wedding. “Siamo tra i più danneggiati” conferma Antonino Della Notte, presidente di AicastIl fatturato del 2020 è stato completamente perso, ora è a rischio anche quello attuale. Noi facciamo turismo ed eventi. Nel 2019 ci sono stati in Campania 26mila matrimoni con un indotto di 2 miliardi di euro, se ci aggiungiamo le feste minori e la congressistica, arriviamo a 3 miliardi di euro. Perderemo qualcosa come 200mila posti di lavoro. Ecco perché chiediamo un protocollo che ci faccia ripartire in tutta sicurezza, compresa la tessera vaccinale“.

E ci sono anche i fotografi che dell’indotto del wedding occupano una parte notevole, come spiega Marco Colurcio: C’è stato un calo dei matrimoni pari all’85 per cento, questo ha comportato una chiusura a catena, si parla di oltre un milione di posti di lavoro fermi. Come fotografi non siamo stati inizialmente riconosciuti per l’erogazione dei ristori, a causa di divergenze tra i codici Ateco nazionale e regionale, ora la situazione però si sta sbloccando. Ma il ristoro non coprirà mai i guadagni persi, chi fatturava centomila euro in un anno, ha avuto un ristoro di appena due o tremila euro“.

Mimmo Capasso è un musicista che è stato costretto a fermarsi in queste settimane di restrizioni: “Noi lavoriamo ovunque: locali, pizzerie, sale per matrimoni, ma ora è tutto chiuso. Possiamo ripartire lavorando in strutture all’aperto e con un protocollo chiaro, con rilevazione temperatura, gel e mascherina. Inoltre una mia proposta è quella di registrare gli eventi con una telecamera dietro liberatoria per la privacy, in maniera tale da sapere le presenze e i comportamenti dei singoli“.

Oltre al wedding planner erano presenti anche i lavoratori dei luna park e dei circhi, scesi in piazza con giocolieri e mangiafuoco “La nostra categoria è la più massacrata di tutti” denuncia Aldo Martini, titolare dell’omonimo circo. “Abbiamo avuto pochissimi ristori, ecco perché chiediamo di poter lavorare in sicurezza, il circo è uno dei posti più sicuri perché è più facile mantenere il distanziamento. Dovendoci spostare di continuo, facciamo lavorare moltissime imprese. Il circo è lo spettacolo più antico del mondo e dev’essere rispettato.

Potrebbe anche interessarti