“A Ischia sono lacrime di coccodrillo”: vergogna in TV mentre si piangono i bimbi morti

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Frana di Ischia, si parla di lacrime di coccodrillo

Si continua a scavare nel fango per recuperare gli ultimi 4 dispersi ad Ischia, un luogo segnato da distruzione e dolore a seguito della frana che lo scorso sabato ha spezzato i sogni e le vite di intere famiglie, ma in televisione continua ad andare in scena un vergognoso siparietto, fatto di accuse e attribuzione di colpe: a Otto e Mezzo, su La7, la conduttrice Lilli Gruber ha parlato di “lacrime di coccodrillo”, un vergognoso e inopportuno modo di dire, sottolineato anche nei titoli della trasmissione.

Ischia, dopo la frana su La7 si parla di “lacrime di coccodrillo”

Sono lacrime reali quelle della popolazione campana: c’è chi piange la perdita dei propri cari, chi si trova costretto ad abbandonare la propria abitazione, chi ha assistito a scene strazianti, come quelle del recupero dei corpi senza vita dei bambini.

Immagini e racconti drammatici che se da un lato hanno colpito anche l’animo di chi ha seguito le vicende attraverso i media, dall’altro continuano a generare polemiche inopportune che mettono in primo piano aspetti che dovrebbero essere secondari in questo momento.

Nei principali talk televisivi si continua a parlare di abusivismo, colpe e leggi, anche mentre si recuperano i corpi delle vittime, minimizzando addirittura la sofferenza del popolo. Nell’anteprima della trasmissione Otto e Mezzo, andata in onda ieri su La7, in apertura la conduttrice ha affermato: “Su Ischia si potrebbe dire che le lacrime di coccodrillo non si sopportano più e come sempre non c’è nessuno che si senta colpevole di nulla”.

Continuando ha ripetuto: “Le lacrime di coccodrillo sono abbastanza insopportabili o giustificate? Ci sono circa 60 mila abitanti a Ischia e 120 mila vani abusivi. Una richiesta di sanatoria ogni 2 abitanti abbiamo registrato quindi ci dobbiamo stupire di qualcosa?”

Di certo bisogna far luce sulle cause del tragico evento, attribuendo ai colpevoli eventuali responsabilità, ma non è questo il momento per accendere polemiche sulle criticità dell’isola facendo passare una tragedia immane con il tipico “se la sono cercata”.


Risulta, poi, assurdo considerare finte le lacrime di chi sta vivendo sulla propria pelle le conseguenze di questo dramma: c’è chi piange una figlia e sorella di 30 anni, morta insieme al suo compagno e al loro bimbo di appena 21 giorni ma c’è anche lo zio di Michele, avvertito per primo del ritrovamento del corpo privo di vita del 15enne. Soltanto poco prima erano stati recuperati i corpicini degli altri due nipoti, Francesco e Maria Teresa, di 11 e 6 anni, mentre suo fratello e sua cognata figurano ancora tra i dispersi. Sarebbe opportuno fare silenzio, almeno mentre si recuperano i cadaveri e si continua a cercare tra le macerie.

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