Moda

Moda e grandi marchi Made in Napoli

Qualche mese fa abbiamo trattato il tema dell’artigianato della pelletteria napoletana, elencando alcuni brand del lusso che hanno scelto di produrre a Napoli (Altro che tarocco, Napoli sede del Made in Italy: i grandi marchi che producono qui). L’imprenditrice nostrana, Ornella Auzino,social-mente” impegnata nel divulgare l’eccellenza napoletana del settore, ci ha spiegato come nell’immaginario collettivo “Napoli è diventata la casa della contraffazione, nonostante la grande storicità nella lavorazione del pellame.

Ebbene, abbiamo voluto approfondire l’argomento “Made in Italy”, poiché tale dicitura conserva, talvolta, una certa ambiguità e non sempre il prodotto che porta tale scritta conserva tutte le garanzie che l’acquirente si aspetta.

“Il problema del Made in Italy”, ci spiega Ornella, “è strettamente legato alla mancanza di trasparenza: non esiste, per i prodotti artigianali, una certificazione sulla filiera produttiva. Mi spiego meglio.

Vi è l’obbligo, ad esempio, per i prodotti alimentari di specificare la provenienza, quindi l’origine, la zona di produzione e così via. Mentre per gli altri prodotti in commercio, come per esempio le borse, non esiste questo dovere, chiamiamolo così.”

Ma la dicitura “Made in Italy” non implica che è un prodotto “fatto” in Italia?

“No, questo è il punto. Secondo la legge (prevista dal Codice Doganale Comunitario) un prodotto può portare il marchio Made in Italy anche se non tutta la lavorazione è avvenuta in Italia. Ossia, una cintura può essere prodotta all’estero, con materiali non italiani ed essere ultimata in Italia: è necessario che l’ultimo processo di trasformazione sia stato effettuato in Italia. Ma è chiaro che tale processo può essere identificato con l’aggiunta di un accessorio e l’impacchettamento, per esempio.”

Quindi può capitare che la merce che sto comprando porti la dicitura Made in Italy anche se in Italia è stato solo confezionato?

“Sì, può capitare. Non è propriamente legale, ma capita spesso.”

Io consumatore come faccio a sapere “Cosa” sto comprando quindi?

“Non lo sai mai veramente, a meno che l’azienda non decide di essere trasparente, informando le persone.

Il problema è che anche le aziende che producono in Italia non sono sincere con il consumatore: esistono, sul territorio italiano, fabbriche di pelletteria interamente asiatiche: la manodopera è tutta cinese e così i metodi di produzione; pefino la gestione e le indicazioni per i bagni sono cinesi. Ma il prodotto finale sarà Made in Italy. E va anche bene: ma informate sulla vostra produzione!”

Così come chi produce in Italia eslcusivamente con materiali esteri, o chi produce in Italia in fabbriche fantasma, mantenendo i lavoratori a nero e senza alcun diritto.

Questo intendo quando parlo di certificazione: ci deve essere chiarezza, onestà e trasparenza se vogliamo che l’imprenditoria italiana cresca veramente. Chi produce ci deve mettere la faccia, per far sì che la gente si fidi ed è consapevole di cosa sta comprando.”

Perché sostieni che a Napoli si faccia il Made in Italy?

“Io sono cresciuta in quest’ambiente. A nove anni, mentre le mie coetanee erano in cameretta a giocare con le barbie! Io ero in fabbrica ad osservare come venivano fatte le borse di pelle. E mi piaceva. Insomma, rappresentava un pezzo importante delle giornate di mamma e papà.

La mia azienda, come molte sul nostro territorio, è a conduzione familiare. Le conoscenze, la gestione, il rapporto coi lavoratori sono “ricchezze” che vengono tramandate di padre in figlio, per generazioni.

E tu potrai capire come, in tutto questo, non ci sia molto spazio per la manodopera estera; attenzione, con questo non sto affermando che quella cinese, ad esempio, non sia una manodopera efficente ed adeguata: L’attenzione per il lavoro che si svolge è sempre soggettiva e soprattutto legata a come l’imprenditore intende impostare la propria azienda.

Io intendo dire che la nostra manodopera è prevalentemente napoletana, tramandata, di volta in volta, secondo le conoscenze professionali del settore. La storicità del know how per me rappresenta una garanzia e a Napoli la storia della pelletteria è lunga e ricca.

E basta la manodopera napoletana per avere un Made in Italy?

Assolutamente no, anzi. Puoi avere tutta la manodopera più specializzata, ma se non c’è tutto il resto, avrai solo un prodotto scadente.

Il Made in Italy, quello vero, deve essere supportato da un serio lavoro regresso alla produzione vera e propria: parlo della scelta dei materiali, della qualità, della formazione costante sul posto di lavoro, dell’attenzione meticolosa ai particolari e, non ultimo, del profondo rispetto per i diritti dei lavoratori e la loro soddifazione personale.

Cosa diresti, quindi, a chi dice che a Napoli non c’è professionalità, ma solo contraffazione?

A Napoli possediamo la conoscenza, la professionalità, la manodopera qualificata e non ultima, la resistenza alle catastrofi: abbiamo passato intensi momenti di crisi, uscendone sempre perchè, al contrario di ciò se si pensa e si racconta, noi napoletani siamo grandi lavoratori.

I grandi marchi ci hanno scelto per le loro linee da produrre: si sente dire, a volte, che scelgono i terzisti napoletani per i prezzi competitivi. Ma un grande brand non basa tanto la propria produzione sul prezzo, quanto sulla qualità. Nessuno perderebbe la forte identità e il proprio successo per risparmiare qualche spicciolo.

Eugenio Castagnola

Eugenio Castagnola

Napoli – L’artigianato è sempre stato il fiore all’occhiello di Napoli e della Campania in generale. Ancora oggi, nonostante un mercato globale sempre più invadente ed un mondo che chiede quantità a dispetto della qualità, molte aziende nostrane riescono ad emergere e ad affermarsi a livello internazionale. Castagnola Group e Soft Marine sono un esempio di come l’artigianato campano sia ancora garanzia di eccellenza.

Al “NauticSud”, esposizione attualmente allestita alla Mostra d’Oltremare, abbiamo incontrato Eugenio Castagnola, che insieme alla sorella gestisce le due imprese. La Soft Marine si occupa di creare ed allestire la tappezzeria ed il rivestimento esterno ed interno di barche e navi: un processo che inizia con la scelta dei materiali; continua con la lavorazione dei tessuti fino a concludersi nell’allestimento dell’imbarcazione con particolare attenzione alla cura dei dettagli.

La Castagnola Group, invece, dedica la stessa attività trasportandola all’arredamento “terrestre”: case, alberghi e uffici. Due aziende che si sono affermate non solo sul mercato italiano, ma anche e soprattutto su quello estero: “Ci conoscono in tutto il mondo. Molti miei clienti – racconta Castagnola – sono di Montecarlo ed hanno barche lì, ma lavoriamo molto anche a Barcellona o a Miami: tutte persone molto importanti”.

Il segreto di un simile successo sta proprio nella bravura e nella professionalità di chi ogni giorno ci lavora: “Abbiamo artigiani in gamba, veri professionisti che curano tutto il processo produttivo: taglio, cucito, rivestimento fino ad arrivare all’allestimento vero e proprio ed al prodotto finito”.

 

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Il Natale si avvicina e, inevitabilmente, la necessità di trovare il regalo giusto per chi vogliamo bene…senza escludere sé stessi!

Sì, perché spesso le feste sono un’ottima occasione per osare un po’ e, magari, regalarsi quella borsa o quella cintura che abbiamo guardato così tanto in vetrina, da rischiare una denuncia per molestie dal titolare del negozio.

Tuttavia, non è sempre facile riconoscere l’autenticità, laddove la produzione manifatturiera parallela è così curata da sembrare “originale“. Inoltre, non mancheranno le fiabe correlate:

“È griffata, ma costa poco perché si tratta di una sovraproduzione”,

oppure

È di quel brand famoso, ma ad un prezzo stracciato perché è un Camion che è stato derubato…

Al di là della tristezza di tali affermazioni, più o meno conosciute da tutti (inutile dire di no), si tratta SEMPRE di bugie: non esistono sovraproduzioni in svendita e non esistono così tante storie di tir presi d’assalto (almeno 80 al giorno, se vogliamo trovarci coi conti).

“Ci troviamo invece”, come ci racconta Ornella Auzino, imprenditrice napoletana, “di fronte a borse contraffatte, cioè di fronte al tarocco. Siete stati truffati, cari amici”.

Per cui, se siete di quelli che non acquistano tarocco per “volontà”, cercando di boicottare questo disastroso mercato criminale, ecco per voi 3 dritte per riconoscere una BORSA ORIGINALE, qualora non riusciste ad una prima occhiata.

Ornella, produttrice napoletana di borse per un famoso brand del lusso, ci ha sintetizzato in 3 punti, Cosa bisogna osservare prima dell’acquisto di un prodotto, per non diventare vittime inconsapevoli di inganni quotidiani.

1. LE CUCITURE
Le cuciture sono una componente fondamentale della lavorazione: da queste, puoi facilmente capire, se la borsa che stai acquistando risponde ai criteri di qualità.
Le cuciture devono essere regolari, dritte, geometriche.

Non devono apparire ondulatorie, oppure terminare in un modo diverso da come sono iniziate. Devono, invece, corrispondere simmetricamente da entrambi i lati, senza interruzioni o deviazioni di rotta.

A volte, magari, non facciamo caso a piccole imperfezioni, che attireranno la nostra attenzione solo nei giorni seguenti all’acquisto. Ed è proprio su questi particolari che dobbiamo concentrarci.

2. I BORDI
I bordi di una borsa sono importantissimi, perché da questi si può dedurre la tecnica di tintura dell’oggetto. I bordi non sono altro che le estremità della borsa, cioè le parti su cui vengono cuciti i manici della borsa o le chiusure. Le parti più spigolose, in pratica.

Tali estremità devono risultare lisce al tatto, scorrevoli per così dire: sì, perché proprio su quelle superfici poggia maggiormente la tintura della borsa. E se la superficie è ruvida, significa che la tintura non è stata fatta nel modo giusto, ma approssimativo e dilettantistico.

Inoltre, la tintura non deve uscire “fuori”, come ci insegnavano alle scuole materne quando coloravamo i disegni.

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La foto ritrae una borsa che presenta cuciture non simmetriche e non omogenee. Di conseguenza, anche i bordi della borsa appaiono approssimativi e non delineati, perdendo e acquistando spessore in base al punto di lavorazione

3. I DETTAGLI
I dettagli rappresentano il terzo criterio di valutazione. In realtà i dettagli sono importanti sempre, anche quando stiamo valutando una pizza, una persona o il corso di swing a cui ci vogliamo iscriverci da circa 2 anni (con esiti negativi).

Tuttavia, non tutti siamo orientati a notare i particolari: spesso ci sfuggono o non catturano la nostra attenzione, benché essi rappresentano, spesso, l’essenziale.
Per dettagli, per quanto riguarda una borsa, intendo:

  • – la fodera interna, per esempio. Bisogna notare se è scucita o comunque se presenta cuciture non in linea con gli standard elencati prima;
  • – le decorazioni: magari non facciamo subito caso al fatto che possono differire l’una dall’altra, sia nel materiale che nel colore. E come le decorazioni, anche:
  • – le cerniere, gli anelli dei manici e via dicendo…Quando accade, per cui, che vi è discrepanza tra le varie parti, allora la borsa non è di qualità;
  • – i difetti di portabilità: se indossi la borsa e noti che che pende da un lato, o che “fa difetto” da qualche parte, allora meglio desistere e dirigersi verso qualcos’altro.
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La foto ritrae una “borsa perfetta”, la quale presenta in ogni dettaglio, simmetria e precisione. Dalle estremità fino alle cuciture sulla facciata

“Il Made in Italy si produce anche a Napoli, ma questo non si sa o comunque non viene pubblicizzato. Napoli è conosciuta solo per il mercato della contraffazione, cioè del ‘tarocco’ “.

Ornella Auzino, imprenditrice napoletana e, da qualche tempo, anche blogger, sta combattendo sul web la sua battaglia personale circa la situazione della produzione a Napoli e le verità che non si conoscono.

Oltre ad aver creato un blog sull’argomento, adopera un canale youtube con il quale cerca di trasmettere ai napoletani (e non) la realtà del mondo della pelletteria, dei marchi e della città.

Di cosa ti occupi e da cosa nasce la tua volontà di creare una rete sull’argomento della pelletteria?

Io produco borse: ho un’azienda a Napoli con 23 dipendenti e, attualmente, siamo terzisti nella produzione. Cioè produciamo borse per uno dei grandi marchi italiani. Ma quest’ultimo non è l’unico brand del lusso ad aver scelto Napoli per la fabbricazione dei propri prodotti.

Nella nostra città producono Dior, Prada, Louis Vuitton, Gucci, Chanel, Ferragamo, Versace, Dolce & Gabbana ed altre case di moda. Ma non se ne parla molto.

E la mia rete nasce proprio per questo. Da napoletana e da imprenditrice in questo settore, sono stanca di vedere il nome della mia città sempre legato alle parole contraffazione, mercato nero, tarocco e via dicendo. Napoli è altro.

A Napoli abbiamo una tradizione molto forte nella lavorazione e nella produzione di oggetti, indumenti e accessori di pelle. I nostri artigiani posseggono una conoscenza profonda del mestiere, per cui attorno all’hinterland napoletano sono sorte numerose sedi produttive.

Ma questo mondo vive, da sempre, in una penombra anomala: insomma, la nostra professionalità non è valorizzata come, invece, succede in altre regioni italiane, anch’esse esperte nella pelletteria, come la Toscana.

Senza dubbio tra le eccellenze campane è raro sentir parlare di pelletteria. Perché, secondo te, accade questo? E il mercato della contraffazione dove lo collochi? E’ ancora molto presente?

Certo che lo è. E’ esteso, purtroppo, ed è proprio la causa principale della ‘penombra’ di cui parlavo. La capacità degli artigiani ha fatto sì, nel tempo, che, accanto alla produzione autentica, nascesse una parallela, scadente e massificata: il tarocco.

Aihmè, molti hanno fatto soldi così e Napoli è diventata, nell’immaginario collettivo, la casa della contraffazione.

Per cui, puoi capire che questo oscura tutto il resto e che se un Brand del Lusso decide di produrre qui, non lo pubblicizza…a causa di questa fama negativa che avvolge la città.

Per cui, Napoli come sede del Made in Italy: si può affermare questo?

Assolutamente sì. Napoli è una delle sedi principali del Paese in cui si produce per il Made in Italy. Quello vero, quello di qualità. La manodopera specializzata che abbiamo è caratterizzata da un Know How che altre città non posseggono. La nostra storica collocazione in questo settore ha prodotto, col tempo, un’esperienza importante.

Alcuni affermano che i terzisti vengono scelti a Napoli grazie ai prezzi competitivi. Cioè che un grande marchio viene a produrre da me perchè, magari, i prezzi sono più bassi rispetto ad un’azienda toscana, per dirne una. Ma non è così. I brand del lusso scelgono Napoli perchè qui abbiamo prevalentemente manodopera italiana, anzi napoletana.

Ti riferisci alla manodopera e alla produzione cinese?

 Esatto. Qui non ci sono i cinesi a produrre.

Mi spiego meglio: in questo settore a Napoli, si è sempre praticato una sorta di “protezionismo” per quanto riguarda la manodopera. Questo è il lato positivo della chiusura che investe questo ramo: è stata conservata la conoscenza degli artigiani nostrani, limitando l’accesso agli altri.

Per cui, ecco il Made in Italy: non perchè si produce, fisicamente, in Italia. Ma perchè si produce con la professionalità italiana, per cui con la qualità che da tempo ci distingue in questo settore.

E quali sono, invece, le lacune? In cosa siamo carenti? Quali sono, insomma i motivi, per cui non “esportiamo” il nostro know how nel mondo?

Beh, lacune tante. Dal fatto che non esiste una rete di comunicazione tra i produttori, all’impossibilità di organizzare una fiera delle borse a Napoli, alla disorganizzazione degli industriali napoletani, per finire all’assenza di formazione.

Non esiste una scuola per l’alta pelletteria, per cui non c’è il trasferimento della conoscenza. Infatti, la manodopera specilizzata diminuisce sempre di più, rischiando l’estinzione. La formazione, pertanto, si deve fare solo all’interno delle aziende ma qui non siamo pronti ancora per una formazione seria in loco: non vi è la mentalità imprenditoriale dell’investimento sui giovani, purtroppo. Bisogna dirlo. In questo si deve migliorare molto.

Per quanto mi riguarda, sto avviando percorsi di formazione interna, investendo sulle “persone”, che sono la risorsa più preziosa per il Made in Italy e per la qualità, che io ho scelto.

 

Un gioiello, per una donna, è qualcosa di strettamente personale, un ricordo da indossare: una promessa, un amore che l’ha regalato, una persona cara che l’ha tramandato, una particolare circostanza in cui è arrivato. E se quel gioiello fosse veramente personale? Se fosse unico in tutto il mondo? Se avesse qualcosa che lo colleghi esclusivamente a noi ed alla nostra vita?

Non è, quindi, un caso che sempre più donne nel mondo scelgano di farsi creare un gioiello con il proprio latte materno: la maternità, il primo contatto fisico con un figlio, il legame dei primi mesi sono le cose più importanti nella vita di molte donne ed è più che lecito desiderare un ricordo di questi momenti, ancor meglio se il ricordo in questione è anche particolarmente bello da indossare.

Una pratica che si sta affacciando anche in Italia, non senza poche riserve. A Napoli, pur se la nostra terra è più legata di altre al concetto di maternità, solo una donna ha avuto l’idea di regalare questa possibilità alle mamme: Marina D’Avanzo, una mamma napoletana che ha fatto dell’informazione e dell’aiuto di donne e neonati una ragione di vita. Giorno dopo giorno Marina parla alle neo-mamme dell’importanza della fase di allattamento, le indirizza verso professioniste esperte, consiglia su come gestire il rapporto con il neonato e le fasi più importanti, ed impegnative, della sua crescita.

Oltre ad essere una madre modello, però, Marina è anche una vera e propria artista nella creazione di gioielli con il latte materno. La sua avventura in questo mondo è iniziata poco più di un anno fa, come ci ha raccontato: “Avevo partorito da poco ed avevo appena scoperto quanto possa essere difficile l’allattamento se non si è correttamente informate. In quel periodo cercavo un anello da farmi regalare da mio marito per il parto, come da tradizione napoletana, e mi sono imbattuta in un sito che vendeva questi gioielli con il latte materno”.

Il sito faceva capo ad una ditta americana, quindi i costi per commissionare un simile gioiello erano esorbitanti: basti considerare anche solo le spese di spedizione per inviare il latte in buono stato. Marina non si è data per vinta, anzi, ha pensato che se era così difficile trovare cose simili, poteva iniziare a farsele da sola. Così, da zero, ha iniziato a creare i gioielli prima per se stessa, poi per le clienti che sono andate via via aumentando.

“Inizialmente collaboravo con un gruppo di Roma, poi ho deciso di mettermi in proprio. Per trattare il latte mi avvalgo di un amico chimico che possa farlo nel suo laboratorio”. Realizzare questi gioielli non è semplice: il latte, accuratamente estratto dalla madre (basta il quantitativo di un cucchiaio da minestra) e conservato in una fiala da analisi, va sterilizzato con macchinari e procedure apposite.

In seguito, grazie ad alcune sostanze naturali viene addensato ed assume la consistenza di una qualunque pietra. Dopo questa procedura è pronto per essere trattato dalle sapienti mani di Marina che in meno dieci giorni realizzerà qualunque tipo di gioiello: “Utilizzo sempre basi in argento o in metallo anallergico, altrimenti farebbero male alle madri che allattano”.

“Ogni gioiello che creo deve raccontare la storia di una madre, di particolari allattamenti, di cui molti non facili. Per questo prima di crearlo cerco sempre di incontrare chi me lo richiede, di capire la sua storia, per poi arrivare a capire quale forma dare al mio lavoro. Indossare il proprio latte materno è come portare sempre con sé il proprio DNA, per questo ci tengo che sia qualcosa di unico”.

Nonostante l’amore che quotidianamente Marina mette nel suo lavoro, però, tanti sono i detrattori di gioielli simili. Secondo lei quest’astio dipende dal fatto che si tratti di una novità e che, quindi, come tutte le novità viene osteggiata, oppure, ammette “perché, purtroppo, molte donne vivono male l’allattamento ed il parto perché non sufficientemente informate o mal consigliate: per questo motivo hanno un vero e proprio rifiuto per qualcosa che possa ricordarlo. Per questo cerco sempre di parlare ed aiutare più mamme possibili”.

Per scoprire tutte le creazioni di Marina D’Avanzo e per commissionarle un gioiello è possibile visitare il gruppo Facebook Made with love M❤m (creazione di gioielli con latte materno)

ti-sposoErcolano – Sta riscuotendo grande successo l’evento “Ti sposo 2016” che fino al 9 ottobre sarà a Villa Campolieto. Nei primi due giorni sono state migliaia le persone che si sono recate alla fiera della sposa per conoscere le nuove tendenze del mondo del wedding.

Ieri l’attenzione era particolarmente concentrata anche grazie alla presenza di due testimonial d’eccezione l’attore Francesco Testi,– noto al grande pubblico per le numerose fiction e che prossimamente vedremo su RAI Uno con la fiction spagnola Velvet – e la sua fidanzata, la modella, showgirl e attrice lituana lanciata in Italia da Aldo Biscardi ne Il processo del lunedì Reda Lapaite (Giulia Rebel). Elegantissimi e ricercati gli abiti delle varie collezioni sposa, sposo e cerimonia che hanno sfilato nella gremita sala creata all’interno del parco della storica villa di Ercolano.

Nella serata di ieri condotta magistralmente dalla giornalista e presentatrice TV Francesca Scognamiglio hanno sfilato le creazioni di PINÙ COUTURE, INES TORINO ATELIER giovane promessa della moda che è tornata a Napoli dopo la sua esperienza a Milano. In passerella sono state presentate anche le nuove collezioni di due storici atelier, l’ATELIER BOCCIA di Pompei e la SARTORIA ACANFORA che ha vestito l’attore Francesco Testi durante la sfilata.

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dolce-e-gabbana-pizzaDomenico Dolce e Stefano Gabbana si sono proprio innamorati di Napoli durante la quattro giorni di luglio per i 30 anni della casa di moda, tanto da portare Napoli sulle passerelle della settimana della moda a Milano. Una “Tarantella remix”, questa è stata infatti la collezione presentata ieri da Dolce e Gabbana, i quali hanno fatto fanno aprire e chiudere il loro show a un gruppo di giovani ballerini di break dance arrivati da Napoli.

In passerella, all’ombra di piante di banane, sfila quell’immaginario “tropico italiano” che va da Napoli alla Sicilia, che i due stilisti prendono come spunto per descrivere l’immaginario del Meridione che piace ai turisti che, mai come quest’anno, hanno invaso Napoli e tutto il sud Italia. Ecco quindi la collezione con abiti lunghi o corti, stretti o a balze, arricchiti da stampe con pesci, biscotti, bambole, drink, gelati e spaghetti.

Ma non solo abiti, anche le scarpe con i tacchi che si accendono come le luminarie pugliesi, in testa corone e cerchietti con frutta e fiori. I due stilisti hanno voluto celebrare l’Italia anche con le T-shirt che giocano con il falso: le finte magliette D&G decorate e ricamate, per il gran finale con modelle e scugnizzi che ballano la tarantella.

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Dolce& Gabbana

Dolce& GabbanaNapoli capitale dell’alta moda con Dolce & Gabbana. I due stilisti in visita a Napoli, in compagnia di grandi personaggi come Sophia Loren che ha ricevuto anche la cittadinanza onoraria, hanno festeggiato i 30 anni di attività in mezzo alla gente con eventi anche a Villa Pignatelli e al Bagno Elena.

La città è entrata nel cuore dei due che hanno presentato la loro ultima linea di vestiti e girato uno spot ambientato a Napoli, lì dove i modelli e le modelle hanno sfilato. “Pezzi di storia”, così è denominato il filmato realizzato da Pepe Russo, fotografo di Pozzuoli.

Di seguito le immagini dello spot (clicca sul player per far partire le immagini):

Ringraziamenti D&G - Copia

Napoli – L’evento organizzato dagli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana a Napoli per i 30 anni di carriera ha smosso l’interesse e la disponibilità di tantissimi napoletani. Nonostante alcune polemiche sull’utilizzo smodato di alcune strade del centro storico, la maggior parte dei napoletani ha accolto come meglio poteva il mondo dell’alta moda. Così, le botteghe di San Gregorio Armeno si sono riempite di statuine raffiguranti i due stilisti o dedicate interamente all’evento ed agli ospiti, i commercianti hanno manifestato la loro disponibilità in ogni modo ed i passanti hanno acclamato Dolce & Gabbana per aver arricchito la città con questa importante iniziativa.

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I due stilisti hanno espresso più volte l’amore per Napoli, il rispetto delle sue tradizioni e la profonda stima nei confronti della mentalità che caratterizza il suo popolo. Tramite i social hanno pubblicato lunghe “lettere d’amore” per la nostra terra e sui motivi per i quali l’hanno scelta per coronare il loro anniversario. Nonostante le tante parole spese, i due hanno voluto condividere un altro ringraziamento per tutte le persone di San Gregorio Armeno che hanno appoggiato, acclamato o, semplicemente osservato, il loro lavoro. Poche semplici parole, scritte in nero sullo sfondo delle tanto amate botteghe del posto, manifestano tutta la gratitudine dei due stilisti: “Grazie a tutte le persone di San Gregorio Armeno che hanno reso possibile l’avverarsi del nostro sogno! Domenico Dolce e Stefano Gabbana”.

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dolce & gabbana a napoliMancano solo 6 giorni all’arrivo di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, difatti il 7 luglio, i due stilisti giungeranno a Napoli e per 4 giorni l’alta moda regnerà sovrana negli scenari partenopei.

I due stilisti hanno amato e apprezzato Napoli e i napoletani e il 7 luglio approderanno in città, non con uno, ma con ben quattro Yacht. La città è in pieno fermento ed è pronta ad accogliere, oltre ai due stilisti, più di 400 vip per celebrare i 30 anni di attività di Dolce & Gabbana.

Oltre alle celebrità che arriveranno in città, chi con lo Yacht, chi con un volo di linea e chi con un areo privato, a raccontare l’evento ci saranno sessanta testate giornalistiche da tutto il mondo.

Una vera e propria celebrazione della moda, essendo previste a Napoli le presenze anche di volti noti del cinema e dello spettacolo quali Nicole Kidman, Monica Bellucci e Sofia Loren, quest’ultima madrina dell’evento.

Tutta Napoli è in fermento, dai grandi alberghi e ristoranti ai commercianti di zona. Tra i luoghi che ospiteranno l’evento vi sono il Borgo Marinari, Villa Pignatelli e Castel dell’Ovo. Inoltre al centro storico, il quale sarà blindato, è prevista una sfilata per la presentazione della nuova collezione.

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La nuova azienda di moda giapponese, Yoshii, ha scelto le stazioni dell’arte di Napoli per lo shooting fotografico dedicato al suo brand: Le modelle gemelle Jennifer e Anastassia Bianchi e il modello partenopeo Salvatore Affinito sono stati i soggetti della campagna pubblicitaria, ma non i soli. Infatti, ad essere immortalati nelle foto e incorniciati dalle eclettiche stazioni partenopee, anche i cittadini napoletani, divenuti così modelli per un giorno. 

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Oggi alle ore 17.00, presso le fermate Toledo e Università della linea 1 della metro di Napoli, si terrà il Flash mob per la valorizzazione delle stazioni dell’arte di Napoli, che hanno fatto innamorare i designers del brand nipponico.

Un brand che ha l’intenzione, inoltre, di spronare i giovani alla tenacia adoperando un pay off  coinciso: “denim, young, brave” dove denim rappresenta il punto di forza della collezione per un incoraggiamento alla resistenza e alla forza.

L’Art director del progetto, Cristiana Piccoli, ha usato come inconsueto scenario la stazione più premiata d’Europa, per dare vita alle immagini, ossia quella di Toledo.

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L’architettura del tutto innovativa delle stazioni di Napoli, assieme alla componente artistica, hanno reso inoltre questi luoghi urbani, ricettori di molteplici progetti creativi come l’irruzione della Cracking art, con le lumache giganti della stazione centrale e la creazione di veri e propri percorsi guidati. Non dimentichiamo, per giunta, il “Viaggio nella sotterranea bellezza” che Rai Storia ha dedicato alla metropolitana di Napoli.

 

 

Twins'lifestyle
Twins'lifestyle
Twins’lifestyle

Nell’era del web 2.0 è curioso notare quanto i luoghi fisici possano diventare potenzialmente virtuali, quanta fusione ci sia tra mondo online e offline, tra realtà e virtualità.
Destreggiarsi tra i numerosi social network è diventato semplice quanto sorseggiare una tazza di caffè al mattino, differente, invece, è la conoscenza di altri social media come i blog.
Un blog è uno spazio creativo sul web, una sorta di diario personale online nel quale condividere con il popolo di internet, storie, esperienze e pensieri, il tutto corredato da immagini, link e video.
Attualmente è quasi impossibile riuscire a dare un numero, anche approssimativo, dei blog presenti in rete, ancor più complesso è riuscire a stimare il numero dei post pubblicati giornalmente.
Non è semplice riuscire ad emergere e a distinguersi nel mare magnum dei blog, chi però ce l’ha fatta in quest’impresa sono i fratelli gemelli napoletani Luca e Mario Grossi, creatori del blog di moda e stile TWINS’ LIFESTYLE.
Attraverso i loro post, i gemelli sono riusciti a lasciare una traccia indelebile in rete, raccontando la loro passione per la moda, il design e gli eventi in maniera divertente ed ironica, infatti il loro motto su Twins’ Lifestyle è:
“Siamo sincronizzati come le Kessler, spumeggianti come le sorelle Hilton, dinamici come Starsky e Hutch e simpatici come Cip e Ciop”.
Ecco l’intervista ai gemelli Luca e Mario che, con allegria, si raccontano e ci descrivono il loro lavoro di blogger.

Luca e Mario Grossi all'hotel JK Place di Capri
Luca e Mario Grossi all’hotel JK Place di Capri

Chi sono i gemelli Grossi? Presentatevi!

Luca: Da bambino, l’immagine che avevo di me da adulto era di una persona impegnata nella propria carriera, sempre con una valigia in mano. Allora non me ne rendevo conto ma inconsciamente sapevo quale sarebbe stata le mia aspirazione.

Pur essendo profondamente innamorato della mia città, mi considero un esterofilo per natura: ho rincorso esperienze lavorative all’estero e ho cercato di viaggiare quando possibile. L’attività di giornalista, organizzatore di eventi e ora blogger mi conferma ogni giorno quanto di bello si possa apprendere da persone diverse da te e da luoghi sconosciuti.

Mario: Dopo la laurea in materie umanistiche abbiamo iniziato a lavorare nel campo della comunicazione e del giornalismo, prima in ambito teatrale e poi culturale, fino a occuparci dell’organizzazione di eventi. Abbiamo continuato a coltivare le nostre passioni legate all’illustrazione, alla fotografia, al design e alla grafica, oggi tutte convogliate nel blog.

Cos’è Twins’ Lifestyle?

TL è un blog di stile e rappresenta  lo stile di vita dei gemelli Grossi. Un mondo declinato in due. E’ il contenitore di tutte le nostre passioni condivise: dalla moda ai viaggi, dal design agli eventi, il tutto con ironia e divertimento. Essendo gemelli, ogni aspetto curato, dallo scritto alle immagini, è doppio e punta a mettere in risalto il nostro feeling come fratelli.

Cosa vi ha spinto ad aprire un blog?

Luca: Abbiamo tenuto l’idea in cantiere per un anno, poi abbiamo deciso di aprire un portale tutto nostro perché, pur facendo lavori affini, ci piaceva l’idea di avere un progetto da condividere.  Aprire un blog oggi non è per niente difficile: curarlo e farlo crescere richiede invece impegno e cerchiamo di farlo nel migliore dei modi, in concomitanza con gli altri lavori.

Mario: Nel tempo è capitato che gli amici ci chiedessero consigli sulla festa da organizzare, sulla scelta di un abito o su dove avessimo trovato quell’oggetto d’arredo scontato al 70%: così approfittando dell’immediatezza di internet, abbiamo pensato di organizzare in modo più strutturato tutto questo, attraverso una pagina web caratterizzata da una forte impronta visiva.

Il mondo dei blog è ampio e variegato, cosa, secondo voi, distingue il vostro dagli altri?

Nascono e muoiono migliaia di blog al giorno. Giovani blogger aprono le proprie pagine e con la stessa facilità le chiudono. La caratteristica fondamentale è che siamo in due. Non sono molti, nel mondo, i gemelli che hanno diari virtuali o pagine sui social e puntiamo su questa nostra unicità per risaltare in un mare grande e competitivo. Inoltre dedichiamo grande cura nello scegliere l’argomento da trattare, come veicolarlo al meglio, quali foto scattare, in modo tale da essere piacevole e utile allo stesso tempo.

Siete fratelli gemelli, sicuramente avrete trascorso gran parte della vostra vita insieme e in più condividete lo stesso percorso lavorativo. Qual è il segreto del vostro legame?

Luca: Essere gemelli è una fortuna perché, contare sempre su una persona durante gli anni difficili della crescita, ti fa diventare più forte. Ma questo non ci ha impedito di fare le nostre scelte in modo autonomo e indipendente, vivendo per lunghi periodi separati: probabilmente il segreto del nostro legame è proprio quello di sentirci complici e liberi allo stesso tempo.

Mario: Non so se ci sia un segreto. Per quanto giochiamo attraverso il blog con il nostro essere uguali, non ci siamo mai percepiti diversi da fratelli non gemelli, e quindi rispondiamo anche noi alle classiche dinamiche di amore e odio. Certo l’essere cresciuti insieme ha determinato un grande feeling che ci aiuta a superare anche i momenti meno semplici.
Dato che il lavoro di blogger è differente da quello d’ufficio, come si svolge una vostra tipica giornata di lavoro?

Luca: Il lavoro autonomo ha sempre bisogno di un’organizzazione più meticolosa. Cerchiamo di pianificare il più possibile un calendario da rispettare e un piano editoriale da seguire. Le giornate lavorative possono variare molto a seconda degli eventi a cui partecipare, dagli shooting da fare o dalle persone da incontrare.

Mario: Cerchiamo comunque di organizzare la giornata come fossimo in una redazione: appena sveglio controllo le mail e i social, rispondendo ai commenti. Quindi in base al calendario editoriale capita di dover raggiungere un set per nuove foto, intervistare un designer emergente, seguire una conferenza o restare davanti al PC per scrivere un pezzo, fare post produzione alle foto o ricercare materiale su internet. Altrettanto, curiamo la nostra agenda personale perché potrà essere lo spunto per qualcosa da raccontare, ma senza essere ogni presenti!

Natale è ormai nell’aria, cosa consigliereste ai lettori di Vesuvio Live per rendere unici i loro addobbi natalizi?

Anche senza spendere una fortuna in addobbi sofisticati, consigliamo di puntare molto sulle luci che creano immediatamente un’atmosfera magica. Poche scelte ma di effetto riusciranno a stupire i vostri ospiti senza infiocchettare troppo albero e casa!
In ogni caso, abbiamo appena pubblicato un post nella sezione Decor dedicato agli addobbi che consigliamo di leggere!

Benvenuto social al periodo natalizio
Benvenuto social al periodo natalizio

 

Made in China

Made in China

«Antica sartoria napoletana» si leggeva sul cartellino dei capi d’abbigliamento che arrivavano nella zona aeroportuale scarico merci di Fiumicino, ma la provenienza era cinese. Ad insospettire la guardia di finanza è stata la numerosa merce che dalla Repubblica popolare Cinese era diretta ad una nota casa d’abbigliamento napoletana.

Sui vestiti vi era anche l’etichetta “made in China”, ma si presentava facilmente asportabile; In aggiunta, la presenza dei prezzi di vendita, sia al dettaglio che “outlet” e tutte le diciture riportate in lingua italiana hanno rafforzato l’ipotesi di truffa delle fiamme gialle che, hanno seguito il trasporto della merce fino allo stoccaggio e allo smistamento nei punti vendita, per poi provvedere al sequestro.

522 mila i pezzi sequestrati alla nota casa di moda maschile presso i vari locali addetti alla commercializzazione: Napoli, Ischia, Roma, Bologna, San Cesareo e presso gli outlet di Valmontone e Marcianise, nonché al centro di distribuzione di Nola. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, hanno avuto, infatti, esito positivo grazie alla collaborazione dei Comandi Provinciali locali, relativi alle zone di perquisizione.

La sede legale ed amministrativa è risultata, inoltre, essere riconducibile ad un insospettabile napoletano, il quale ora dovrà rispondere alla vendita di prodotti industriali con segni mendaci.

E’ sempre più frequente la falsificazione dei prodotti industriali, soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento. E, parallelamente, è in aumento la ricerca, da parte dei consumatori, del made in Italy, che, attualmente, può determinare la scelta ultima di chi acquista. Sembra quasi che l’era del consumismo, dettata dalla logica della quantità stia lentamente cedendo il posto ad un post-consumismo in cui è la ricerca di qualità a governare le direzioni.

Arrivano i saldi anticipati al Vomero

saldi

Le festività natalizie non sono ancora arrivate, mancano diversi giorni all’inizio del nuovo anno, eppure c’è chi già pensa all’arrivo dei prossimi saldi invernali. La stagione degli sconti si avvicina e in parecchi riempiono la lista delle cose che vorrebbero finalmente acquistare ad un prezzo ridotto: prodotti di elettronica, arredamento, oggettistica e abbigliamento invernale saranno le categorie più gettonate per i prossimi saldi.

Nel 2016 in Italia arriva una novità: per la prima volta i saldi invernali inizieranno in tutte le Regioni, ad eccezione della Sicilia, lo stesso giorno. La data prevista per dare il via libera ad offerte e sconti vantaggiosi è il 5 gennaio, in Sicilia tutto sarà invece anticipato al 2 gennaio. I saldi proseguiranno fino al 15 marzo o fino ad esaurimento scorte.

Come ogni anno, bisogna stare attenti però alle truffe. Non sempre i prezzi scontati sono realistici e spesso qualche malcapitato incappa in un “finto affare”. Per non pagare un prodotto apparentemente in offerta allo stesso prezzo che costerebbe senza sconti, sarebbe opportuno annotare il prezzo pieno prima dell’inizio dei saldi per evitare così di cadere nella trappola dei commercianti. Per non acquistare capi d’abbigliamento invernali che l’anno prossimo potrebbero finire in un angolo nascosto dell’armadio perchè passati di moda, si consiglia inoltre di puntare su capi basic e dai colori neutri.

KITON_GALLERY_uomo_SS14_18

KITON_GALLERY_uomo_SS14_18

Negli anni ’50 vendeva tessuti a piazza Mercato, ora ha un impero di alta sartoria in tutto il mondo. E’ la storia di Ciro Paone, fondatore di Kiton, un’azienda che, da anni, si occupa di abbigliamento, soprattutto maschile, lavorato a mano, con rifiniture curatissime e ormai presente in tutto il mondo.

Da Manhattan, con una sede di tre piani con showroom, fino ai punti vendita europei come quello a Parigi, aperto poco prima dell’attentato del 13 novembre. L‘ultima apertura a Houston, facendo impazzire il pubblico statunitense.

Kiton ha portato, con successo, la grande sartoria campana negli Usa, fondata sulla tradizione e sulla qualità, accessorio immancabile secondo Ciro Paone, il quale ha lasciato, dopo un ictus che lo ha costretto sulla sedia a rotelle, la gestione dell’impresa alle figlie Maria Giovanna e Antonella e ai loro tre cugini.

Ad Arzano l’impero Kiton conta 30 mila metri quadri di superficie e 420 dipendenti, in una palazzina di 3 livelli, in cui sarti professionisti cuciono, quasi interamente a mano, ogni singolo capo, come si faceva 100 anni fa. Le stoffe pregiatissime presenziano i negozi mono-marca aperti nel mondo e non solo. Anche l’export conta chilometri di successo: Giappone, Corea e America i territori toccati.

All’interno dell’azienda ad Arzano sono più di 20 i giovani tra i 16 e i 22 anni che imparano l’arte del cucito dai più grandi sarti. Tuttavia il laboratorio non è riconosciuto come scuola e quindi neanche l’attestato di diploma.

Su 180 sarti presenti solo 25 usano la macchina da cucine e per fare una camicia le 44 sarte presenti impiegano tre ore e mezza. Questa è la scelta dell’azienda, la quale è diventata simbolo dell‘Osservatorio Unicredit Focus Sistema moda: “Le aziende familiari del sistema moda” dice Felice Delle Femine, regional manager Sud Unicredit, su Repubblica, “sono uno specchio rappresentativo del sistema industriale italiano. Hanno saputo resistere alla contrazione dei consumi».

Con 780 dipendenti in tutto il mondo e l’accuratezza dell’ago e il filo, l’azienda napoletana ha reso sanamente globale la semplicità del local e ha dimostrato, con il suo fatturato di 160 milioni nel 2014 che la tradizione e la determinazione possono vincere contro la logica spietata del consumo e della meccanizzazione anche negli acquisti.

Senza dubbio acquistare un capo di alta sartoria è alla portata di pochi, ma avremo sempre un esempio da portare, nei nostri discorsi, quando si parlerà delle aziende del sud e della loro produttività, secondo alcuni bassa e inefficiente. Questo è ancora gratis.

Kiton

 

 

Napoli
Dove: Viale delle Industrie, 80022 Arzano (Na)
Tel: 081 5855111
Mail: info@kiton.it

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la Rinascente Napoli

la Rinascente Napoli

Ad oggi, recarsi al centro commerciale, perdersi tra gli scaffali promozionali di grandi catene o scegliere con attenzione quasi chirurgica un capo di alta moda nella Napoli bene, è una routine radicata all’interno della vita di tutti i giorni. Lo shopping napoletano, così come lo conosciamo noi affonda le sue radici nell’800, secolo in cui la Rinascente ha trasformato profondamente il concetto di moda. Nel XIX secolo, avere un sarto personale era un benefit irrinunciabile per il nobile napoletano: abiti su misura altamente personalizzati, stoffe rigorosamente vergini e ben lontane dai materiali sintetici che abbondano tra le attuali vetrine.

Nobiluomini e dame solevano dare sfoggio dei loro capolavori di alta sartoria tra le vie allora adorne di architetture liberty neonate. Un sistema elitario presto sdoganato dall’avvento dei grandi magazzini, prodotto squisitamente francese ben presto attecchito nel Belpaese con prodotti come “Mele” e “Alle città d’Italia”, ribattezzata poi da Gabriele D’Annunzio “la Rinascente”, il gioiellino dei fratelli Bocconi concepito a Milano e successivamente introdotto nelle principali città italiane. Si dà inizio ad un processo di democratizzazione della moda, attraverso il capo confezionato di grande tendenza reso più accessibile rispetto al passato.

mele napoliIl marchio fa leva su strumenti pubblicitari ben radicati e dal gusto estetico molto forte, diffusione di cartelloni e manifesti liberty elaborati dalla mano sapiente Marcello Dudovich, invio di cataloghi per corrispondenza due volte all’anno, contenenti intere collezioni primavera/estate ed autunno/inverno. I capi si vestono di un’aura accattivante e seducono ed invogliano il cliente all’acquisto, esposti in vetrina sotto un attento studio di luci e colori. I grandi magazzini della famiglia Bocconi vanno oltre, puntano già a ciò che oggi si potrebbe chiamare “marketing esperienziale”, infatti, il punto vendita offriva al cliente una serie di svaghi come il cinematografo.

La domanda sorge spontanea: la Rinascente ha mutato il concetto stesso di moda e di accessibilità alla stessa, è giusto aver lasciato che l’insegna svettante sulla storica via Toledo sparisse, salutando questa città?

stefano de martino opening party zuiki napoli

Napoli – Grande successo di pubblico all’opening party di ZUIKI, brand giovanile di abbigliamento femminile, che ha aperto un nuovo store a Napoli in via Toledo, raddoppiando dunque la propria presenza nella più tipica strada dello struscio partenopeo. Testimonial di eccezione è stato Stefano De Martino, ex ballerino di Amici e marito della showgirl Belen Rodriguez, in un evento che ha visto la partecipazione appassionata di parecchie donne e nel quale il colore rosa ha fatto da padrone: il messaggio che si è voluto lanciare è Think in pink, pensa in rosa, ossia con quel pizzico di leggerezza e spensieratezza che quotidianamente aiuta a districarsi tra i problemi della vita.

Al taglio del nastro erano presenti i fratelli Nunziata, fondatori della Ennepi, proprietaria del Marchio ZUIKI, oltre a Biagio Amministratore Delegato, Paolo Presidente, Nello Direttore Retail e Michele Direttore Amministrativo, Marta Krevsun da Temptation Island, Guia Barsanti Art Director ZUIKI e diverse fashion bloggers.

Ma protagonisti in assoluto sono stati vestiti, con la presentazione delle ultime tendenze della moda ZUIKI per l’Autunno/Inverno 2015/16. Total look versatili ed accessibili in un format in cui il design gioca con la moda, lì dove non ci sono regole imposte, ma in cui vince il mix&match alla ricerca di uno stile assolutamente personale. Hashtag ufficiali dell’evento #napolizuikitiama e #zuikitiama, che racchiudono un messaggio chiaro ed immediato, ZUIKI ama le donne e si pone come punto di riferimento dell’universo femminile, offrendo collezioni vibranti, grintose e di tendenza.

ZUIKI è un brand campano nato nel 2003, su iniziativa, come detto sopra, dei fratelli Nunziata. Da allora ha aperto 130 punti vendita in tutta Italia, con 500 dipendenti e un giro di affari da 100 milioni di Euro, segnando un +28% rispetto al 2013, quando equivaleva a 78 milioni. Un marchio che si rivolge a donne giovani, ma anche alle over 45, sapendo andare incontro alle esigenze di tutte e in ogni occasione, esaltando la femminilità. La “mission aziendale” è garantire un prodotto di tendenza, dalla qualità riscontrabile nel tempo, a prezzi contenuti, mantenendo una marcata impronta made in Italy.

chiaja shopping week

chiaja shopping weekSiamo abituati a guardare sui giornali o alla televisione bellissimi abiti che le modelle di tutto il mondo sfoggiano in occasione delle Fashion week di Milano o di Parigi, eventi in cui gli stilisti presentano le nuove collezioni. Ma perché non assistere ad una Fashion Weekend tutta napoletana? Per soli due giorni Chiaia vestirà la sua veste più bella, elegante e sfavillante.

Aperitivi, eventi e tanta moda vi aspettano per intraprendere un percorso degno di una It-girl! Per visionare le varie offerte non vi resta che andare sul sito e sui canali social del Consorzio Chiaia dove saranno postati video e foto delle numerose proposte. Infine, se vi state chiedendo quanto vi costerà il parcheggio mentre vi lasciate trascinare dall’atmosfera di “Chiaja Fashion Weekend” niente paura, grazie a ticket consegnati ai clienti al momento dell’acquisto non pagherete nulla. L’evento è stato organizzato dal Consorzio Chiaja e sarà possibile con il sostegno dello sponsor Pegaso, università telematica on line, e il patrocinio della I municipalità di Napoli.

Quando: 30 e 31 ottobre 2015
Dove: quartiere di Chiaia
Per informazioni: www.consorziochiaja.it

camiciaie-modellista-sarta-frastagliatrice

Ottime notizie per chi cerca lavoro nel campo della moda. Un laboratorio sartoriale sito nei pressi di San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, è alla ricerca di personale da inserire nel proprio organico. Nello specifico richiede modellisti di abbigliamento da donna per taglie calibrate. Sei i posti disponibili all’interno della piccola azienda.

La sartoria vesuviana offre ai nuovi collaboratori un contratto a tempo indeterminato full time, un’offerta da non perdere, soprattutto in un tempo di crisi come questo dove il precariato la fa da padrone. I neo dipendenti dovranno prendere le misure, disegnare su cartamodello e confezionare i capi.

Per candidarsi è necessario compilare l’apposito modulo presente sul sito www.cliclavoro.lavorocampania.it , portale gestito dall’Arlas, l’agenzia per il lavoro e l’istruzione, inserendo i propri dati personali. Il laboratorio sartoriale prenderà atto di tutte le domande pervenute e contatterà personalmente i candidati prescelti per un colloquio di selezione.

Per maggiori info, tuttavia, vi consigliamo di consultare direttamente il sito sopra citato.

Tunnel Borbonico

Il Tunnel Borbonico per una notte si trasformerà nella location per un evento dedicato all’arte e alla moda. Infatti, sabato 30 maggio, il sottosuolo napoletano ospiterà performance musicali ed artistiche, facendo da cornice all’esposizione di quadri di prestigiose aziende di alta moda che per l’occasione mostreranno al pubblico le loro collezioni.

In mostra gli artisti del progetto sperimentale “Visivo” curato da Valeria Viscione che per questa edizione stupiranno gli spettatori proponendo numerose perfomance artistiche dal vivo,  una nuova tendenza dell’arte contemporanea che permetterà ai visitatori di entrare in contatto diretto con gli artisti e assistere al processo creativo di un’opera. Il filo conduttore della serata sarà la “Luce” che metaforicamente illuminerà le profondità del sottosuolo grazie all’energia artistica dei numerosi artisti partecipanti.

Quando: Sabato 30 maggio
Orario: dalle ore 19.30 alle ore 22.30
Prezzo biglietto: € 10 Il biglietto acquistato consentirà l’ingresso all’evento “Arte e moda prendono forma” e ad una visita guidata al Tunnel Borbonico “percorso Standard” in data successiva all’evento, negli orari di apertura del sito.

Ritiro e acquisto biglietti presso il Tunnel Borbonico:

ingresso 1) via D. Morelli c/o Garage Morelli (zona Piazza Vittoria), Napoli – dal venerdì alla domenica nei seguenti orari: 10:00 – 12:00 – 15:30 – 17:30;

ingresso 2) Vico del Grottone, 4 (zona Piazza del Plebiscito), Napoli – dal venerdì alla domenica dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 17.30;

Informazioni: info@visivocomunicazione.com

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