Mattarella e l’accusa di impeachment: che cos’è e come funziona

I presupposti sembravano dei migliori. Dopo la notizia che si era giunti ad un patto di governo tra il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord, l’Italia aveva creduto che il Governo si facesse, insomma prendesse vita. Invece ieri sera è arrivata la notizia in diretta nazionale dal presidente Mattarella che annunciava al popolo italiano che non ci sarebbe stato nessun Governo, o meglio non quello proposto e programmato dalle forze politiche vincitrici. Ma come si apprende oggi, si ricorrerà al solito Governo tecnico, per sopperire e risolvere a questo “imbarazzo nazionale”.

Questa vicenda a dir poco tragicomica ha portato il leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio a meditare su una possibile accusa di“impeachment” nei confronti di Sergio Mattarella. Sulla stessa linea d’onda Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia.

Ma che cos’è questo “impeachment”?  Nell’articolo 90 della Costituzione Italiana si parla di “stato di accusa” nei confronti del Presidente: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri”. 

Quindi per procedere con questo “stato d’accusa”, i passi da seguire sono due. In primis il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia devono stilare un testo in cui si spiegano le ragioni per le quali il Presidente abbia realmente compiuto un attentato contro la Carta Costituzionale e farlo approvare dalle Camere. Nel caso in cui il testo d’accusa venisse approvato, la decisione spetta alla Corte Costituzionale che come si legge nell’articolo 134 è chiamata in causa: “sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni. Sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni. Sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione”.

La Corte Costituzionale passerà al giudizio finale. Come è composta. Dall’articolo 135 possiamo estrapolare tutte le informazioni utili al nostro caso. La Corte Costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative. I quindici giudici sono scelti tra: “i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio. I giudici della Corte Costituzionale sono nominati per 9 anni decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati”.

In questo caso particolare la Corte Costituzionale allarga come previsto dalla Costituzione il suo bacino di giudizio con altri membri: “Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari”.

La messa in “stato d’accusa” è un procedimento che ha coinvolto altri capi dello Stato, ma il processo non ha mai preso inizio. Infatti sia Giovanni Leone che Francesco Cossiga, accusati, prima di presentarsi davanti la Corte Costituzionale, lasciarono il Quirinale.

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