Corteo martiri di Pietrarsa, i manifestanti: “Io non sono italiano, sono napoletano”

Di Emilio Caserta e Francesco Pipitone

Si è tenuto ieri mattina il corteo in memoria degli operai di Pietrarsa trucidati dai bersaglieri il 6 agosto 1863. Si tratta della prima strage operaia dell’Italia unita, che tuttavia lo Stato ha scelto di non celebrare: adottando come Festa dei Lavoratori il Primo Maggio ricorda, infatti, una strage avvenuta a Chicago nel 1886. Una decisione che a coloro che conoscono la storia non può non risultare assurda.

Sono stati circa 150 i partecipanti, tra appartenenti e simpatizzanti a diversi movimenti e associazioni di stampo meridionalista che operano principalmente sul territorio napoletano e campano. Presente anche un gruppo della Curva B del San Paolo. Il terreno identitario napoletano è fertile e molto variegato, vivo e vitale, ed in quanto tale a volte si registrano dissapori tra vari gruppi: in questo caso tutti i conflitti sono stati superati in nome di un obiettivo più grande, quello di ricordare uomini che hanno dato la vita perché reclamavano il diritto al lavoro. Un segnale di maturità molto bello ed importante, che fa ben sperare in una rivoluzione culturale che possa coinvolgere sempre più persone.

Il corteo è iniziato nei pressi della caserma militare e si è conclusa all’esterno del Museo di Pietrarsa. Al cancello sono stati deposti dei fiori, che nelle intenzioni iniziali dovevano essere posizionati in prossimità della lapide di marmo dedicata ai martiri di Pietrarsa. Su questo punto si è verificata una piccola divergenza, assolutamente pacifica, tra il Museo i manifestanti che avevano chiesto di varcare i cancelli senza pagare il biglietto, per accedere alla targa.

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I manifestanti hanno infine apprezzato molto il lavoro delle forze dell’ordine, che hanno dimostrato una forte voglia di collaborazione affinché il corteo si potesse svolgere senza intoppi.

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