Foto. Napoli-Genoa, perché è finito il gemellaggio che ha unito Nord e Sud

In principio fu il gol di Faccenda: era il 1982, ed il Genoa si giocava la salvezza al San Paolo. Contro il Napoli finì 2-2, un pareggio che permise al Grifone di salvarsi, spedendo il Milan in serie B. Si fa risalire a quel momento storico la nascita del gemellaggio tra Napoli e Genoa. Oggi, quel gemellaggio non esiste più. Non a caso vi parlammo, diverso tempo fa, di un’amicizia che riuscì ad unire Nord e Sud.

Tutti conoscono la famosa partita del 1982, ma in pochi ricordano gli anni ’70, quando scoppiò il colera in Campania. All’inizio di quel periodo storico, nessuna squadra volle giocare in amichevole con il Napoli. Era il periodo dei ritiri estivi, e tutti i club di A dell’epoca si rifiutarono di disputare una partita con gli azzurri. Il timore, totalmente infondato, era quello di poter trarre un contagio dai calciatori partenopei. L’unica squadra che decise di sputare un’amichevole con il Napoli fu proprio il Genoa. L’immagine del colera ha marchiato a fuoco la squadra azzurra e la sua tifoseria, ancora oggi costretta a subire vergognosi cori che ricordano il periodo.

Il gemellaggio tra Napoli e Genoa, quindi, aveva una portata non solo calcistica, ma storica e culturale. Una squadra del Nord amica di una squadra del Sud? Ancora oggi si fa fatica a crederlo. Ma perché questo storico gemellaggio è finito con l’interrompersi? Alla base dei dissapori tra le due tifoserie c’è uno striscione. Dobbiamo andare indietro di qualche giorno, esattamente al 3 aprile scorso.

Durante la gara tra Genoa ed Inter, infatti, dalla Curva rossoblu è apparso uno striscione in ricordo di Daniele Belardinelli, il tifoso che perse la vita durante gli scontri tra tifosi del Napoli e dell’Inter il 26 dicembre scorso: “Ricordiamo un ultras scomparso, rip Dede“, recitava lo striscione esposto dalla tifoseria genoana. Gli esponenti delle due curve napoletane non hanno affatto gradito tale presa di posizione.

Lo striscione esposto dagli ultras del Genoa durante il match con l’Inter.

L’improvvisa e persistente solidarietà verso una tifoseria che ci ha teso un vile agguato senza nemmeno farsi carico di chiedere come stessero i ragazzi gemellati coinvolti negli scontri“. Così si spiega questo messaggio, apparso nel comunicato diffuso dagli ultras della Curva A e della Curva B.

A seguito della diffusione della notizia, molti tifosi si sono scatenati sui social. Come accade in questi casi, le razioni sono state diverse. A parlare della rottura del gemellaggio tra Napoli e Genoa è stato anche Mario Faccenda, che con il suo gol unì le due tifoserie oltre 30 anni fa: “Sono dispiaciuto della rottura, perché per creare ci vuole tempo e invece per distruggere, poco. Spero si possa chiarire. Vale per Genoa e Napoli ma anche per altre squadre. Quando ci sono i gemellaggi, la gente va allo stadio più tranquilla. C’è bisogno che i tifosi si incontrino e si chiariscano. Il mio goal è diventato storia e ne sono felice. Se non l’avessi fatto sarebbe finita 2-1 per il Napoli. Genoa è una Napoli del Nord anche se Napoli è molto più grande come città“.

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