L’isola di Vivara 3600 anni fa. Le ricostruzioni 3D dei villaggi

isola di vivara

L’isola di Vivara è una piccola virgola nel golfo di Napoli, appartenente al gruppo delle isole flegree e posta tra Procida e Ischia.

A forma di mezzaluna, è sottoposta alla giurisdizione amministrativa del Comune di Procida, cui è collegata da un ponte non accessibile alle vetture che sostiene la condotta idrica che rifornisce Ischia. Attualmente disabitata, è una riserva naturale statale e costituisce il margine occidentale di un cratere vulcanico originatosi circa 55000 anni fa, oggi sommerso. Ancora in epoca romana Vivara era collegata all’isola di Procida da una stretta falesia, oggi scomparsa, sul lato settentrionale del cratere.

L’etimologia del nome Vivara, di cui è attestata anche la forma Bivaro, è ancora oggi oggetto di discussioni. Alcuni studiosi credono che il toponimo derivi dal latino vivarium, cioè “luogo in cui vivono animali“, infatti a Vivara un tempo era diffusa l’arvicola acquatica europea (Arvicola amphibius), un roditore simile al castoro. Un’altra ipotesi vede l’origine del nome in una distorsione di quello del primo proprietario dell’isola nel XVII secolo, il duca di Bovino, Giovanni Guevara.

Vivara circa 3600 anni fa, doveva apparire come un porto fiorente, in piena attività commerciale con la Grecia micenea, corredato da un insediamento di capanne e grandi abitazioni a pianta rettangolare dislocate sui terrazzamenti dell’isola. Strabilianti per gli appassionati e non solo, sono le scoperte dell’ultima campagna di archeologia subacquea condotta dall’equipe dello studioso Massimiliano Marazzi, responsabile del Centro euromediterraneo per i beni culturali dell’università Suor Orsola Benincasa.

La missione archeologica e lo studio sui reperti sottomarini a 14 metri di profondità, (ciotole, punte di frecce e piastre di terracotta su cui venivano cucinate le vivande), ha permesso la ricostruzione 3d al computer dell’intero insediamento capannicolo del XVII secolo a.C. Nei rendering del villaggio, ci si è basati sui ritrovamenti del pianoro di punta Alaca (estremità ovest dell’isola).

rendering vivara
Uno dei rendering di Vivara (villaggio con capanne).

I lavori proseguono a vele spiegate, grazie all’utilizzo delle più moderne tecniche di rilevazione subacquea tridimensionale. A riferirlo è La Repubblica.it. I manufatti rinvenuti verranno esposti a Procida dal Suor Orsola Benincasa in collaborazione col dipartimento di Scienze della Terra della Università Federico II e del Comune. Un’anteprima si terrà lunedì 7, alle 10, nel Palazzo della Cultura procidano, in occasione del convegno “Il progetto Terra e le prospettive di ricerca e collaborazione mediterranea nel settore dei Beni e del Turismo Culturali“.

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