Termovalorizzatore Acerra, il piano dopo lo stop: i siti di stoccaggio individuati

Campania ed emergenza rifiuti: oramai uno dei temi più discussi e preoccupanti. La parte maggiormente lesa resta la popolazione, che si ritrova a dover subire la cattiva gestione dei “piani alti”.
Della possibilità del blocco termovalorizzatore di Acerra già se ne era discusso cinque mesi fa, guardando anche alla preoccupante emergenza rifiuti che questo stop avrebbe provocato.
Il motivo del fermo è quello dato dalla necessità di una manutenzione della turbina, la cui ultima revisione risalirebbe al 2013.

Si era parlato dell’ipotesi di uno stop di un mese, tempistiche che hanno visto una dilatazione che già aveva fatto discutere il mese scorso.
A luglio ci si chiedeva ancora quale sarebbe stato il sito di stoccaggio da utilizzare per i 35 giorni di chiusura del termovalorizzatore della città di Acerra.
Una settimana fa si era parlato dell’ipotesi di trasferire i rifiuti fuori regione, al Nord. Più specificatamente, si era parlato di collaborare con il termovalorizzatore di Brescia, ma anche questa ipotesi ha presentato i suoi problemi.

Intanto, finalmente è stata convocata una conferenza dei servizi dalla Regione Campania. A prendere parte ad essa, è stata la città Metropolitana di Napoli, le province e le rispettive società provinciali per la raccolta dei rifiuti.
Si è discusso del periodo di stop per manutenzione del termovalorizzatore di Acerra e si è giunti a delle conclusioni in modo unanime.

Grazie alle gare ultimate dalle società provinciali, dalla A2a e dalla Regione Campania, 40.000 tonnellate saranno evacuate fuori Regione nel periodo del fermo del termovalorizzatore.
Ne restano, però altre 42.000 tonnellate e queste saranno distribuite a depositi temporanei per un periodo che non supererà i 90 giorni.
Tali depositi sono distribuiti nelle diverse province, secondo il principio di prossimità.

I siti individuati sono Casalduni, Caivano, San Tammaro, Polla, per un quantitativo complessivo pari al 70% del fabbisogno. Per il restante 30% saranno utilizzate aree ubicate all’interno degli stir esistenti in Regione.

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