Torre del Greco respinge Salvini, pomodori e contestazioni: “Vattene ruffiano”

“Tutto per questo str***o”. Così una signora commentava la chiusura delle strade e il dispiegamento delle forze dell’ordine questa mattina, circa un’ora prima dell’arrivo di Matteo Salvini a Torre del Greco. Nel frattempo a Piazza Santa Croce già erano presenti diversi di gruppi di manifestanti con cartelloni tesi a sottolineare e a ricordare i trascorsi dell’attuale segretario della Lega Nord, il quale con un repentino ed opportuno (per i suoi scopi) voltafaccia è improvvisamente diventato amici di quei napoletani, quei meridionali a cui fino a poco tempo fa augurava l’estinzione attraverso cori e simili.

“Il Sud non dimentica”; “Ti ricordi del vulcano? Ora vattene ruffiano”; “Leghista terrone scuorno del meridione”; solo alcuni dei cartelli e degli striscioni che sono stati esposti durante il corteo, assolutamente pacifico, scortato dagli agenti della Polizia di Stato fino alla fontana di Capo Torre, in corrispondenza della quale era stato allestito un gazebo con pedana rialzata rispetto al livello della strada, dove sarebbe poi salito Salvini.

In piazza il numero di sostenitori della Lega Nord era piuttosto esiguo, sicuramente di gran lunga minore rispetto ai contestatori ed ai semplici curiosi che non vedevano il segretario di un partito nazionale, nella città del corallo, da tantissimo tempo. Giunto Salvini, in ritardo, ha dapprima preso la parola Nicola Molteni, suo ex sottosegretario all’Interno che ha provocato i manifestanti appellandoli “sfigati” e “gente meno perbene”. Poi è salito sulla pedana il buon Matteo ed a quel punto dalle casse è stata sparata musica ad altissimo volume per coprire le contestazioni, dato che non riuscivano nell’intento i pochi simpatizzanti leghisti i quali, a dir la verità, non si sono neanche impegnati più di tanto. Pochi e nemmeno tanto buoni.

Matteo Salvini ha parlato pochi minuti, senza esprimere alcun contenuto rilevante. Ha affermato che il problema di Torre del Greco non è la Lega ma la camorra, accusando i contestatori – in sostanza – di essere conniventi o comunque passivi nei confronti della criminalità organizzata: una sorta di “o sei con me, o sei (simpatizzante) camorrista”. Poi gli slogan contro De Luca e la Azzolina, che avrebbero distrutto la Campania e la scuola, e l’annuncio di una sua visita a Giugliano. Torre del Greco, dunque, praticamente assente dal suo discorso, merito anche dei politici locali incapaci – evidentemente – di informare il loro segretario dei problemi della città in modo da non fargli fare una figuraccia.

Tra i più contestati sicuramente c’è Luigi Mele, protagonista di un cambio di casacca da Forza Italia alla Lega Nord. Pressoché costantemente senza mascherina, non è stato minimamente calcolato dal suo segretario il quale è andato via lasciandolo, ovviamente, sul posto ed in balia dei manifestanti. Costoro, correttamente ed irreprensibilmente dietro le transenne e sempre con la polizia nelle vicinanze ad assicurare che lo scontro fosse solo verbale, hanno inveito contro Mele sottolineando il suo “tradimento” in favore di un partito che attualmente assicura (in teoria) maggiori consensi e dunque una poltrona più accessibile, almeno in prospettiva. “Lot*” e “munne**a” sono stati di gran lunga gli epiteti più adoperati. Un vero e proprio dramma il suo.

Luigi Mele ed il suo rapporto non proprio idilliaco con la mascherina, seppur griffata Lega

Abbiamo raccolto sul posto alcune dichiarazioni dei manifestanti, presenti sia come singoli cittadini che in gruppi operativi sul territorio, dal basso. Tra costoro Salvatore Altiero, della lista Terra, che tuttavia ha espresso il sentimento comune di tutti coloro che era presenti oggi: “Torre del Greco oggi ha voluto dare una manifestazione di dissenso colorata, motivata ma pacifica, a chi in questo paese ha rappresentato da anni semplicemente la politica dell’odio. Prima erano i meridionali, oggi sono i migranti. Salvini e la Lega su questo hanno costruito una fortuna. Ci parlano di debito pubblico quando ci sono da salvare delle vite e non hanno alcun rispetto per il debito pubblico, invece, quando devono dirci dove sono finiti i 49 milioni di euro sottratti alle casse dello Stato. Abbiamo invece capito chi è accoglie Salvini e la Lega in questa città: è la politica delle filiere politiche, sono quelli che hanno comprato i voti alle ultime elezioni amministrative. Dobbiamo dire “no” a questo tipo di politica, dobbiamo dire che Torre del Greco non dà e non darà agire politico alla Lega”. 

Sul palco è stato detto che chi manifestava non erano persone per bene, in qualche modo causa dei problemi della Campania, tra cui la camorra: “Un’accusa del genere non fa altro che riprendere la vecchia retorica della Lega, cioè quella che al Meridione ci sono i lavativi, ci sono i parassiti. Poi vorrei fare una domanda a Salvini: chiediamo chi sono i suoi amici in Calabria, viste le inchieste sulle connessioni tra Lega e ‘Ndrangheta. Soprattutto vorrei ricordare che il primo sostenitore di Salvini qui a Torre del Greco è stato l’ex sindaco Ciro Borriello, il triste primato del primo sindaco meridionale leghista, che attualmente è sotto inchiesta per la gestione dei rifiuti. Quindi Salvini dovrebbe stare attento quando dice che chi lo contesta è una persona non per bene, un malavitoso o un lavativo”. 

Tirando le conclusioni dell’intervento di Matteo Salvini a Torre del Greco, possiamo allora affermare la sua sostanziale inutilità dal punto di vista dei contenuti. Il centro della città è stato paralizzato, mentre agli agenti potevano risparmiare una mattinata sotto il sole cocente, con i caschi e l’abbigliamento tutt’altro che estivo, per impiegarli in altre attività.

Reportage fotografico: Francesco Pipitone

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