Notizie di Pompei

Tutte le informazioni e notizie sulla città di Pompei

Napoli – Un incidente sconvolgente quello avvenuto questa mattina sull’Autostrada A3 Napoli-Salerno. All’altezza di Pompei, sulla corsia in direzione sud, un cavallo sfuggito al proprietario si è introdotto in autostrada ed è stato investito da un camion.

L’animale sarebbe entrato in autostrada dalla rampa di uscita del casello di Castellammare di Stabia (quello di Pompei si trova poco distante), trovando la morte qualche centinaio di metri più lontano andandosi a schiantare contro un tir. Il cavallo è morto sul colpo, illeso il conducente del mezzo e nessuna conseguenza per gli altri automobilisti.

Cavallo morto a Ponticelli. Immagine tratta da un video diffuso dal consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli

Ad indagare sul fatto è la Polstrada, che è intervenuta per le rilevazioni del caso e cercare di identificare il proprietario.

Non è la prima volta che accadono episodi del genere, essendo accaduto qualche mese fa anche a Ponticelli, quartiere della periferia di Napoli. In quell’occasione un cavallo, scappando, si è scontrato contro un camion morendo dopo poco tempo. È una questione, quella della custodia e degli eventuali maltrattamenti subiti dai cavalli (e non solo) che evidentemente va approfondita. Le corse clandestine sono una realtà, così come gli allenamenti estenuanti e la somministrazione di sostanze dopanti. Senza parlare, poi, delle frequenti occasioni in cui senza alcuna autorizzazione e senza alcun controllo i cavalli vengono condotti per strada, trainando dei carrettini.

È stato il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, ad annunciare nuove scoperte in quella che era una tra le città più belle e ricche durante il periodo romano. Perché Pompei non finisce mai di regalare meraviglie al nostro patrimonio culturale. Una città coperta dall’eruzione del Vesuvio definita per tale “la città morta”, ma il cui battito di vita non è mai morto e nasconde ancora altre uniche meraviglie che non aspettano altro che essere scoperte dai tanti esperti archeologi che lavorano all’interno degli Scavi.

Le immagini dei mosaici riscoperti sono stati pubblicati su Instagram dal direttore Massimo Osanna in due post diversi e rappresentano mostri, animali selvaggi e un cobra del secondo mosaico di Orione. Per il momento i ritrovamenti mosaici non sono ancora visibili al pubblico, ma ben presto lo saranno. Non ci resta che accontentarci, anche se in maniera momentanea, delle bellissime foto che sono già diventate virali.

Pompei – In tempi di incertezza, economica, politica, sociale, il ritorno alle origini, alle cose semplici e naturali può essere un toccasana. Riscoprire valori come il lavoro manuale, la collaborazione, la cura della natura, il far nascere e crescere qualcosa può aiutare più di qualunque terapia, specialmente i più giovani, principali vittime di tale incertezza.

A Pompei è nato un orto sinergico nato alle spalle di un centro medico, un gruppo di ragazzi dai 18 ai 25 anni si incontra tutte le settimane per prendersi cura dello spazio in maniera collettiva, coltivare verdure e trascorrere del tempo insieme ma soprattutto per acquisire nuove competenze e accettare la sfida della responsabilità.

In questo orto, i ragazzi non sono coinvolti in un’esperienza di orto-terapia ma in un vero e proprio percorso formativo in un contesto extra-terapeutico, che si pone tra i suoi obiettivi l’avviamento al lavoro e l’integrazione sociale. Qui non ci sono terapeuti, ma formatori, e la strada seguita è quella del trasferimento di competenze pratiche legate alla coltivazione della terra e alla trasformazione, per veicolare nei ragazzi la capacità di regolazione del comportamento e delle emozioni in un contesto lavorativo.

E’ questa l’idea di Piantiamo, il progetto che sarà presentato lunedì 11 marzo alle 15 nel Centro Medico Riabilitativo Pompei (strada statale 145, 64 – Pompei). Interverranno: Marina Ferrara e Roberto Todisco (Associazione Fuori dal Seminato); Mirko Gallo (Associazione Le Tribù); Giovanna Gison, coordinatrice del Centro Medico Riabilitativo Pompei.

Piantiamo nasce dalla sinergia tra l’associazione Fuori dal Seminato, impegnata nella promozione dell’agricoltura urbana come strumento di educazione e mezzo di integrazione sociale, il Centro Medico Riabilitativo Pompei, che porta avanti da anni con rigore il lavoro con i suoi ragazzi, l’associazione Le Tribù, attiva nella sensibilizzazione al consumo critico e alle problematiche di squilibrio fra Nord e Sud del mondo, e l’associazione Teseo, che si occupa di formazione con particolare interesse in campo sanitario e di prevenzione.

Insieme, questi soggetti hanno ottenuto il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, che ha consentito quest’anno di acquisire nuovi attrezzi e dotazioni e di arricchire il percorso di nuove esperienze. Accanto alle attività di coltivazione e gestione condivisa dell’orto sinergico, i ragazzi saranno responsabili dell’avviamento di piccoli processi produttivi. Tra questi la produzione artigianale di spezie e tisane, dalla piantumazione all’essiccazione, fino al confezionamento e alla distribuzione e condivisione con le famiglie.

Inoltre, durante tutto il percorso, si utilizzerà lo strumento della registrazione video per sostenere processi di identificazione e riconoscimento sociale. Risultato finale di questo processo sarà la produzione di un cortometraggio che racconti l’esperienza portata avanti dai ragazzi in formazione e che sarà presentato alla prossima edizione di Moviemmece, il Cinefestival della biodiversità del cibo e delle culture organizzato a Napoli dall’Associazione Fuori dal Seminato.

Scavi Pompei

Scavi PompeiIl 30 marzo 2019 la città di Pompei ricorderà l’inizio ufficiale degli scavi, che risale a oltre tre secoli fa, il 24 ottobre, invece, è la “nuova” data fatta coincidere con l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., aggiornata secondo recenti studi. Così, anche per il Parco Archeologico, agli albori di questo nuovo anno, è stato studiato un calendario degli ingressi a costo zero all’interno del proprio sito: 20 giornate di free entry in quella che è una delle istituzioni culturali più visitate d’Italia.

Per il Governo e il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, quello degli ingressi senza ticket è un punto forte della propria politica. Il decreto, di cui si è tanto discusso, si propone di rinnovare il sistema lanciato dall’ex ministro Franceschini, attraverso una rimodulazione delle date a ingresso libero. Infatti, dopodomani Bonisoli lancerà il nuovo modello di promozione.

Ovviamente, nel selezionare i 20 ingressi bonus, sono stati considerati criteri specifici per ciascun sito del Mibac. L’unico periodo in comune per tutti, sono le giornate della settimana della cultura, dal 5 al 10 marzo, e le prime domeniche del mese della bassa stagione turistica, ossia da ottobre a marzo.

Pompei manterrà gli ingressi gratuiti nelle domeniche da ottobre a marzo e tra le altre date ci saranno anche il 30 marzo (inizio nel 1748 degli scavi ufficiali), 8 maggio (festa patronale), 8 giugno (compleanno di Giuseppe Fiorelli, l’archeologo primo soprintendente del sito nel 1850, autore dei famosi calchi), 14 febbraio (San Valentino), 25 aprile e 24 ottobre (nuova data eruzione del 79 d.C.).

Pompei Canada

Pompei Canada

Pompei – Musei e siti archeologici statali sono stati visitati, nel 2018, da oltre 55 milioni di persone (55.504.372), con un incremento superiore ai cinque milioni rispetto all’anno solare 2017 (50.169.316).

L’incremento riguarda sia gli ingressi a pagamento, 24.938.547 nel 2018, 24.068.759 nel 2017, sia, in misura maggiore, gli ingressi gratuiti che passano da 26.100.557 del 2017 a 30.565.825 del 2018. In ragione dell’aumento dei visitatori si è registrato anche un incremento degli incassi lordi. Si è così passati dai 193.915.765 euro euro del 2017 ai 229.360.234 del 2018 con un segno più di ben 35.444.469 milioni di euro.

Per quanto riguarda i singoli ingressi il sito statale più visitato resta saldamente l’area Colosseo – Foro Romano – Palatino che fa segnare un +8,73% passando da 7.036.104 visitatori del 2017 a 7.650.519 del 2018. Al secondo posto l’area archeologica di Pompei che aumenta il numero di visitatori del 7,78% passando da 3.383.415 ingressi a 3.646.585 del 2018. Terza la galleria degli Uffizi con il Corridoio Vasariano che fa registrare un leggerissimo decremento, dello 0,19%, calando da 2.235.328 a 2.231.071 visitatori.

Nella classifica dei primi 30 siti più visitati in Italia 8 si trovano nel Lazio, 6 in Campania, 5 in Toscana, 4 in Lombardia, 3 in Piemonte, 2 in Veneto e uno ciascuno in Puglia e Friuli Venezia Giulia.

Questi gli altri 5 siti campani nella top 30:

9. Circuito museale complesso Vanvitelliano – Reggia di Caserta

11. Museo Archeologico Nazionale di Napoli

13. Scavi di Ercolano

16. Parco archeologico di Paestum

29. Palazzo Reale di Napoli

“Un’ alcova sensuale e raffinata riemerge nella sua totale bellezza”. Con queste suggestive parole si apre l’ultimo comunicato dell’Ufficio stampa di Pompei. A pochi mesi dal ritrovamento del quadretto di Leda e il cigno, riaffiora altra arte dal Regio V. Gli archeologi hanno infatti rinvenuto un’ulteriore parte dell’atrio della dimora, rimanendo di nuovo affascinati dalle pareti affrescate. Un miscuglio di eros e armonia capace, dopo quasi duemila anni, di inebriare ancora i sensi dello spettatore.

I nuovi ambienti sono infatti tutto un trionfo di ornamenti floreali, intervallati da grifoni con cornucopie, amorini volanti,  nature morte e scene di lotte tra animali. Persino il soffitto, quasi completamente distrutto dall’eruzione, mostra ancora i segni (recuperati in parte dai restauratori) di affreschi.

Il vero e proprio protagonista dell’atrio è però Narciso. Dipinto su di una delle pareti, il mitologico cacciatore sta sulla riva del ruscello e, con lo sguardo rivolto allo specchio d’acqua, si perde nella sua bellezza. È stato rappresentato un attimo prima di essere inghiottito dalla sua vanità, quasi come se stesse ricambiando il torto a chi guarda ammaliato.

Nell’ambiente non sono stati rinvenuti solo questi capolavori. Interessante è anche la traccia delle scale che conducevano al piano superiore. Nello spazio del sottoscala, gli studiosi hanno poi portato alla luce oggetti come: contenitori in vetro, anfore, un imbuto in bronzo e una situla bronzea (contenitore per liquidi) accanto all’impluvium.

La bellezza di queste stanze, evidente già dalle prime scoperte, ci ha indotto a modificare il progetto e a proseguire lo scavo per portare alla luce l’ambiente di Leda e l’atrio retrostante”. In tal modo la Direttrice Alfonsina Russo ha commentato la nuova scoperta. “Ciò ci consentirà in futuro di  aprire alla fruizione del pubblico almeno una parte di  questa domus”.

Anche il Prof. Massimo Osanna ha espresso la sua soddisfazione affermando che: “Si ripropone nell’atrio di una casa pompeiana la scena di un mito. Tutto l’ambiente è pervaso dal tema della gioia di vivere, della bellezza e vanità“. 

Con questa buona novella, si spera che sia finita l’epoca dei crolli. Grazie all’opera di restauratori e studiosi, finalmente Pompei e la Campania tutta possono mostrare un’altra fetta del proprio fascino. Il fascino sensuale e vivo degli occhi di Narciso.

Ambulanza

AmbulanzaUna tragedia assurda si è consumata ieri nel napoletano, con il ritrovamento del corpo senza vita di un giovane uomo. Il 38enne si è suicidato nel suo negozio di fiori, ubicato nella zona del relativo mercato tra Pompei e Castellammare di Stabia. L’uomo avrebbe premeditato il gesto. Infatti nella mattinata di ieri avrebbe lasciato una lettera d’addio a casa, in cui chiedeva scusa ai suoi cari, per il gesto che avrebbe compiuto. Quando il messaggio è stato ritrovato, la famiglia ha lanciato l’allarme, ma ormai era troppo tardi.

L’uomo lascia moglie e tre bambini, la più piccola di soli 4 mesi. La Polizia, come riporta il Fatto Quotidiano, continua ad indagare per fare chiarezza sulla modalità del suicidio, ma soprattutto per capire le cause che hanno spinto l’uomo a questo gesto estremo.

Foto di Pompei Parco Archeologico

La “chicca” della mostra: così in molti definiscono l’anello esposto nella Palestra Grande di Pompei. La mostra di cui parliamo è “Pompei e gli Etruschi”, un focus sull’Etruria campana e sui rapporti tra le élite campane etrusche e quelle greche e indigene di cui Pompei è il centro.

13 sale ospitano circa 800 reperti che potranno essere visitati fino al 2 maggio 2019. Vasellame, armi, gioielli, lastre funerarie tra le bellezze esposte a Pompei provenienti da musei italiani ed europei che fanno luce sulle controverse dinamiche della presenza etrusca in Campania.

Fulcro della mostra sono gli oggetti provenienti dal santuario extraurbano di Fondo Iozzino, tra i principali santuari fondati alla fine VII sec. a.C. Proprio da qui proviene l’anello che tanto sta affascinando i visitatori. Il gioiello, in pietra dura del VI sec. a.C., rappresenta il suicidio di Aiace.

Aiace è un personaggio della mitologia greca protagonista di una tragedia di Sofocle omonima. Eroe leggendario, figlio di Telamone re di Salamina e di Peribea era sposo di Tecmessa, schiava e concubina frigia, e padre di un unico figlio, Eurisace. Amico di Achille, alla sua morte si contende le sue armi con Odisseo. Agamennone affida però le armi del Pelide a Odisseo non tenendo conto della richiesta di Aiace.

Secondo un’altra versione Agamennone evitò di prendere l’ingrato compito e affidò la decisione ad un’assemblea di capi greci che votarono in segreto. Forse la versione più accreditata è che Nestore consigliò Agamennone di mandare delle spie durante la notte per ascoltare cosa pensassero i nemici. Ascoltando alcune donne parlare di Aiace e Odisseo, espressero l’opinione che solo quest’ultimo avrebbe avuto il coraggio di affrontare un loro attacco. Così Agamennone decise per Odisseo.

A questo punto inizia l‘ira di Aiace che decide di vendicarsi. Atena però lo colpisce con una crisi di improvvisa pazzia. Con una spada in mano, così, si aggira tra le mandrie e le greggi razziate ai Troiani facendo una strage. Lega gli animali superstiti, li spinge verso l’accampamento e li sgozza. Prende, poi, due arieti dalle zampe bianche, ad uno taglia la testa e la lingua pensando fosse Agamennone o Menelao, l’altro lo lega ad una colonna e lo flagella pensando fosse Odisseo.

Quando recupera il senno, cade in disperazione per ciò che ha fatto e decide di suicidarsi: pianta la sua spada sulla terra e vi si getta sopra. Quest’ultima immagine, tra le più famose, è rappresentata sull’anello della mostra.

Fonti:

“Pompei e gli Etruschi” a cura di Massimo Osanna e Stéphan Verger, Electa Editore.

“I miti greci” di Robert Graves, Longanesi Editore.

Pompei – Dal 7 al 14 febbraio gli antichi romani festeggiavano i Fornacalia. Questa ricorrenza venne introdotta dal re Numa Pompilio, che riformò il calendario romano e ne regolò le festività. Si trattava di sette giorni in onore della dea Vesta protettrice del focolare domestico che assicurava la tranquillità in casa e, soprattutto, il buon andamento della produzione del pane.

Per questo motivo, durante i Fornacalia, ogni famiglia portava un’offerta di grano da tostare tutti assieme e offrire poi alla dea perché facesse in modo che il pane non si bruciasse nell’anno a venire. Nel Foro venivano portati i simboli delle varie curie, che al tempo della Roma monarchica e all’inizio della Repubblica erano circa 30. Ogni giorno si svolgeva l’offerta alla dea in una curia differente, mentre l’ultimo giorno, chiamato anche “Festa dei Folli” prevedeva la riunione di tutte le curie.

Il nome piuttosto bizzarro deriva da uno scritto di Ovidio, secondo il quale “Solo i folli non sanno a quale curia appartengono”, perciò festeggiano nel giorno in cui si celebra tutti assieme. E’ probabile che questa particolare giornata sia stata recepita poi dalla tradizione cristiana nel Carnevale.

Una festa tanto sentita a Roma, ovviamente, non poteva passare inosservata nell’antica Pompei. Ben 35 erano i forni in città prima che venisse sepolta dall’eruzione del 79 d.C.. Come è raccontato anche sul sito ufficiale degli Scavi Archeologici di Pompei, alla dea Vesta i pompeiani offrivano la “mola salsa”, fatta con chicchi di farro abbrustolito e pestati in un mortaio. Un dipinto nel sacello della Casa del Forno raffigura proprio la Dea che, accompagnata da un asino, suo animale sacro, accoglie le offerte dei fedeli.

Foto di Giuseppe Di Leva

Napoli – Una grande sorpresa e un grande ritorno quello del cavallo di Caligola al MANN. La statua equestre che raffigura un imperatore (Caligola o Nerone) è stata portata nella Collezione degli Affreschi, nella sala di Terenzio Neo e della Rissa nell’Anfiteatro all’interno del museo partenopeo.

Continua il grande lavoro di Paolo Giulierini, direttore del MANN, che non a caso è stato premiato come il miglior direttore di museo d’Italia del 2018. Tante le sezioni chiuse da anni aperte grazie al suo lavoro, come quella egizia e le più recenti preistoriche.

La statua fu rinvenuta a Pompei, nei pressi dell’arco posto all’inizio di Via Mercurio. Doveva trattarsi di un gruppo scultoreo bronzeo, che fu ritrovato in frammenti nel 1823, nelle adiacenze dell’arco onorario e del Tempio della Fortuna Augusta. La statua fu poi pesantemente restaurata nel XIX secolo e fu sottoposta negli anni settanta del secolo scorso ad un intervento per liberarla delle incongruità del restauro.

Oggi quello che è esposto è quasi totalmente una ricostruzione, originali sono la coda e le parti di due gambe. La statua doveva raggiungere due metri e quaranta. Nella ricomposizione l’imperatore (che si trova ancora in restauro) doveva essere rappresentato con il braccio destro nel tipico gesto dell’adlocutio (discorso che tenevano alle truppe gli imperatori o i loro generali). Con l’altro doveva tenere le redini del cavallo.

La statua doveva trovarsi nella sommità dell’arco onorario attribuito a Caligola, ma negli anni anche a Tiberio e Germanico. Da marzo la statua farà parte di un cantiere en plen air e tra un anno farà parte della nuova sezione Statuaria Campana.

Foto di Cesare Abbate

Il Vesuvio imbiancato tra le rovine di Pompei. Uno spettacolo che ha sorpreso tutti i visitatori del parco archeologico più celebre al mondo, destinato a fare il giro dei social.

Il cielo sereno, subentrato alle nuvole, ha restituito così la vista del vulcano coperto da un suggestivo quanto bellissimo manto bianco.

La foto, scattata da Cesare Abbate, è stata condivisa dalla pagina Facebook della Regione Campania schizzando subito tra i post più apprezzati dei seguaci del canale social ufficiale della regione.

La Schola Armaturarum da oggi sarà visitabile e aperta al pubblico. Una grande riapertura di prestigio e dal valore artistico ineguagliabile, grazie la certosino lavoro di esperti restauratori che con i loro interventi hanno restituito bellezza a questo luogo. Le visite saranno possibili tutti i giovedì negli orari di apertura del sito, per gruppi contingentati di visitatori. 

Il sito venne chiuso nel 2010 a causa di un crollo. Ma non è stata questa la prima volta che questo luogo d’arte ha subito delle violenze e depauperazioni. Infatti durante i bombardamenti del 1943 non solo gran parte della struttura venne distrutta ma andarono perduti molti affreschi. Invece nel 2010 le cause del crollo non sono ancora chiare. Ma con tutta probabilità ci furono una serie di concause tra cui le forti e abbondanti precipitazioni del periodo e un non adeguato sistema di smaltimento delle acque accompagnato da una generale e sciatta manutenzione del sito.

I lavori di ristrutturazione hanno preso il via nel 2016 e in questi anni non solo si è lavorato per  mettere in sicurezza il sito ma anche per riportare con tecniche di restauro sopraffine, i dipinti, gli affreschi e le decorazioni nella loro bellezza originaria. Anzi proprio grazie a questi ultimi lavori di restauro si è avvalorato la tesi che vedeva la Schola Armaturarum come un edificio di rappresentanza di un’associazione militare. Tesi confermata dagli ultimi ultimi reperti ritrovati utilizzati nelle occasioni conviviali o di rappresentanza.

Lo stesso Massimo Osanna ha voluto ribadire l’importanza di questa apertura:La riapertura della Schola Armaturarum rappresenta il simbolo di un riscatto per i risultati raggiunti a Pompei con il Grande Progetto e più in generale un segnale di speranza per il futuro del nostro patrimonio culturale. Da quel crollo del 2010, la cui risonanza mediatica determinò un coro d’indignazione internazionale se è affermata una nuova consapevolezza della fragilità di Pompei e di avviare un percorso di conservazione, fatto non solo d’interventi straordinari, ma soprattutto di cure e attenzioni quotidiane”.

La Schola Armaturarum di Pompei sgretolata: chi non ricorda l’immagine del crollo del 6 novembre 2010 che per un puro caso non si è trasformata in una tragedia. Quel crollo divenne il simbolo di una Pompei che era nel degrado assoluto e che in seguito ha visto un susseguirsi di edifici andare in rovina, tutti segnali di uno scavo archeologico abbandonato a se stesso.

Dopo 8 anni qualcosa è cambiato, le notizie degli ultimi anni sono quelle di aperture di nuove domus piuttosto che crolli. Così dal 3 gennaio 2019 sarà di nuovo fruibile al pubblico proprio quell’edificio rimasto polvere ai nostri occhi. Saranno proprio quei restauratori che hanno dato vita nuova alla Schola a guidare i visitatori.

I professionisti illustreranno gli affreschi restaurati e la parte retrostante oggetto di nuove indagini archeologiche che ha permesso di chiarire anche la funzione dell’edificio. La Schola Armaturarum, da tutti sempre conosciuta come Casa dei Gladiatori (impropriamente), era con molta probabilità un edificio di rappresentanza militare. All’interno, infatti, sono stati trovati anfore, che contenevano olio e salse utilizzati per banchetti.

Oggi dopo varie indagini, si è giunti alla conclusione che la Schola crollò per una serie di concause. Le forti piogge dei giorni precedenti causarono il collasso del tetto costruito con materiali inadatti. La struttura, infatti, era già stata restaurata nel 1943, dopo che fu bombardata durante la guerra. Quei restauri portarono alla costruzione di questa struttura in ferro e cemento, materiali inadatti per questo tipo di edificio.

Oggi, dopo quel novembre 2010, possiamo dire che c’è una consapevolezza nuova del fatto che queste meraviglie sono fragili e bisogna averne cura. Dal 3 gennaio 2019 ogni giovedì chiunque potrà visitare la Schola Armaturarum nel suo nuovo splendore.

teatro Grande Pompei scavi
teatro Grande Pompei scavi
Teatro Grande

I nuovi scavi in corso a Pompei hanno permesso di formulare nuove ipotesi sul sito archeologico. Pare, infatti, che già nel IV secolo a.C. esistesse un teatro. Dagli scavi è emersa una sorta di cavea naturale, alle spalle del teatro ancora oggi esistente e risalente al II secolo a.C.

“Sono novità emerse proprio ieri in un sopralluogo e che andranno verificate e studiate”, ha speigato il direttore del parco archeologico Osanna, intervenendo alla presentazione della rassegna Pompeii Theatrum Mundi che si terrà nel sito archeologico dal 20 giugno al 13 luglio 2019.

A quanto pare, dietro l’attuale teatro grande, i geologi hanno indicato la presenza di un cratere antico, e scavando è venuto fuori un vallone naturale, che ha la forma proprio di una cavea. Quest’ultima, probabilmente, fu riempita con materiali “sacri” provenienti dal tempio di Atena quando fu costruito il teatro grande.

Pompei- Il 21 dicembre sarà un giorno importante per l’arte la cultura e la storia del nostro Paese. Riapriranno dopo lunghi lavori di restauro e manutenzione, interventi di decoro e scavi di ricerca, la Casa della Fontana Grande, la Casa dell’Ancora e il Tempio di Iside a Pompei.

Interventi mirati che hanno permesso a queste tre importanti strutture di tornare al loro originario splendore. Entrando nel dettaglio dei lavori, alla Casa della Fontana Grande si ripropone l’allestimento storico dell’area della fontana e la ricollocazione in loco della copia della statuetta di puttino con delfino.

Alla Casa dell’ Ancora, grazie al restauro dell’originale planimetria a doppio livello, è stato risistemato il giardino del piano superiore grazie ad un intervento di restauro e manutenzione del verde, secondo un progetto non impattante e un criterio storico-botanico nella scelta delle essenza.

Per il Tempio di Iside oltre al lavoro di restauro degli apparati decorativi e manutenzione generale è stato oggetto di nuove indagini archeologiche. In particolare sono emerse tracce di un sacrificio con offerte sia vegetali che animali che hanno permesso di acquisire importanti conoscenze sui rituali praticati nel santuario.

Di seguito le altre bellissime immagini dei tre siti e della loro bellezza riscoperta dopo il restauro

Scavi Pompei

Scavi PompeiIl Parco Archeologico di Pompei si piazza al quarto posto nella classifica delle attrazioni più popolari del mondo nel 2018. L’elenco è stato stilato in base alle prenotazioni ricevute da TripAdvisor sul proprio sito, registrando così le mete che hanno avuto il maggiore successo nel corso dell’anno.

Al primo posto troviamo il Colosseo, seguito dai Musei Vaticani e dalla Statua della Libertà. La top ten è chiusa dal Canal Grande di Venezia.

L’Italia, quindi, vanta due attrazioni tra le più amate (virtualmente 3, se si considerano in qualche modo un po’ nostri anche i Musei Vaticani).

Per quanto riguarda la classifica nazionale, invece, è andata molto bene la Toscana, che ha quattro attrazioni nella top 10 italiana: Galleria dell’Accademia, Galleria degli Uffizi, Cattedrale di Siena e Torre di Pisa (ottava).

Dal 12 Dicembre 2018 fino al 2 Maggio 2019, a Pompei, sarà possibile visitare una mostra, “Pompei e gli Etruschi”, con 800 reperti di cui molti rinvenuti nei recenti scavi del Fondo Iozzino. Si tratta di armi e servizi per le libagioni provenienti da musei italiani ed europei, esposti in 13 sale allestite nel portico nord della Palestra grande. Un viaggio all’interno della Campania e degli influssi etruschi che l’hanno toccata nei secoli.

Materiali in bronzo, argento, terracotte, ceramiche, da tombe, santuari e da abitati, tutti con iscrizioni in lingua etrusca. Le tombe, sfarzose e principesche, accoglievano i corpi defunti dei membri più importanti di grandi famiglie aristocratiche (ad esempio i corredi funerari dalla tomba Artiaco 104 di Cuma di un principe cosmopolita; quello di una principessa di Montevetrano (tomba 74), vicino a Pontecagnano; e quello della lussuosa tomba di un principe orientalizzante dal Lazio (la tomba Barberini di Palestrina).

La mostra, la cui visita è inclusa nella tariffa di ingresso agli scavi, è a cura del Direttore generale Massimo Osanna e di Stéphane Verger, Directeur d’études à l’École Pratique des Hautes Etudes di Parigi, ed è promossa dal Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Polo Museale della Campania e l’organizzazione di Electa.

LE FOTO

alex brittiPompei – Previsto per il 2 gennaio alle ore 21.00 un super concerto in piazza Bartolo Longo. A esibirsi sarà Alex Britti. Un grande evento proposto dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pietro Amitrano che, in una delle ultime riunioni di giunta, ha deliberato il programma della Rassegna di Natale.

Per la festa dell’Immacolata è prevista un’altra iniziativa, al teatro Di Costanzo Mattiello, ci sarà il concerto dell’orchestra Alessandro Scarlatti, un evento ad ingresso libero.

Oltre agli eventi citati l’amministrazione pompeiana proporrà anche 10 giorni di animazione per i bambini, oltre ad una Mostra fotografica di ben 40 fotografie, allestita nel Museo Temporaneo di Impresa. La città Mariana inoltre sarà decorata con luminarie, alcune luminarie saranno installate a spese dei commercianti altre invece a spese del Comune.

Nel cuore della città di Pompei è stato allestito un bosco incantato che ha catturato l’attenzione di turisti e cittadini. Un natale che sembra riprendersi per i tanti pompeiani visto il fallimento del progetto dei mercatini natalizi.

gucciLa storica maison fiorentina Gucci, marchio leader nel settore del lusso, ha annunciato la pubblicazione di un’edizione limitata di un libro che mostrerà le immagini della collezione Gucci Pre-Fall 2019 ambientata a Pompei ed Ercolano, le due antiche città romane entrambi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Per la realizzazione del libro Gucci ha iniziato una collaborazione con il regista, artista e sceneggiatore americano Harmony Korine, noto per aver scritto la sceneggiatura di Kids, il film rivoluzionario di Larry Clark. Il direttore creativo della maison Alessandro Michele ha deciso di inserire in questo nuovo libro i suggestivi siti archeologici di Pompei ed Ercolano perché crede fermamente che “il passato è essenziale per immaginare e perseguire il futuro, e quindi non può essere dimenticato né trascurato”.

Questo nuovo progetto, insieme alle bellissime immagini di Harmony Korine, continua l’impegno di Gucci a sostenere e promuovere il patrimonio culturale in tutto il mondo, come dimostrato dalle iniziative di restauro e conservazione della Casa che includono collaborazioni con la DIA-Art Foundation di New York City, i Cloisters all’Abbazia di Westminster a Londra, la Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze, la Biblioteca Angelica a Roma e la necropoli romana di Les Alyscamps ad Arles. Il libro in edizione limitata verrà pubblicato l’anno prossimo dai libri IDEA.

Foto di Massimo Osanna

Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, ha annunciato sul suo profilo Instagram un grande regalo per Natale: il 21 dicembre sarà aperta di nuovo al pubblico la Casa dell’Ancora.

La domus, già aperta e poi richiusa nel 2016, grazie all’intervento del Progetto Pompei, potrà tornare ad essere fruibile ai turisti e a tutti i cittadini nel suo splendore.

Situata nella Regio VI, Insula 10 del sito archeologico vesuviano, la casa prende il nome dalla raffigurazione di un’ancora sul mosaico del vestibolo, allegoria della tranquillità e della sicurezza che la casa offriva ai propri abitanti. La planimetria è quella tipica delle domus pompeiane: tradizionale atrio tuscanico, ambienti affacciati solo sul lato settentrionale e due itinerari diversi fanno accedere alla parte posteriore della dimora.

C’è un ampio portico settentrionale su cui affacciano tre grandi sale di ricevimento. In fondo al portico c’è un edicola votiva dedicata a Venere.

Non ci resta che poterla ammirare nuovamente dal 21 dicembre.

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